La Consulta asfalta i Benetton. Per la Corte Costituzionale legittimo escludere Aspi dalla ricostruzione del Ponte Morandi

di Antonio Acerbis
Politica

Un nuovo caso politico spacca la maggioranza e questa volta su un tema che non ammette mediazioni: la gestione del nuovo ponte Morandi. La ministra Paola De Micheli ha annunciato che la gestione “pro tempore” sarà di Aspi, almeno fino a quando il governo non deciderà sulla revoca della concessione, contravvenendo non solo ai desiderata dei Cinque stelle ma anche alla pronuncia della Consulta secondo cui è assolutamente legittimo estromettere Aspi dalla ricostruzione del Ponte Morandi.

La Corte costituzionale “ha ritenuto non fondate le questioni relative all’esclusione legislativa di Aspi dalla procedura negoziata volta alla scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione” del ponte di Genova. La decisione del Legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso”.

Non a caso la decisione del ministero dei Trasporti è fumo negli occhi per i Cinque Stelle: “Il Ponte di Genova non deve essere riconsegnato nelle mani dei Benetton. Non possiamo permetterlo”, risponde il capo politico Vito Crimi. E il viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, ci mette il carico: “Rinviare non significa risolvere i problemi”, twitta citando addirittura il terzo canto dell’Inferno di Dante, quello degli ignavi. Alla fine, interviene il premier Giuseppe Conte: “È una situazione paradossale. Finché il concessionario è Autostrade il ponte non può che essere automaticamente gestito da Autostrade”, sottolinea ribadendo la volontà di chiudere il dossier “entro qualche giorno”. Una decisione sulla revoca “prima della commemorazione del 14 agosto” viene chiesta anche dal Comitato dei parenti delle vittime, che parla di una restituzione “inevitabile”.

Poco prima era stata De Micheli a puntualizzare come sulla gestione del ponte “abbiamo fotografato l’attuale situazione della legge, che prevede che l’infrastruttura debba tornare nell’unitarietà della concessione”. Nella lettera con cui ha comunicato alla struttura commissariale, infatti, la ministra spiega che la decisione si basa su un parere della Direzione generale del Mit datata 5 febbraio 2019, quando ai Trasporti c’era Danilo Toninelli, al fine anche di prevenire eventuali contenziosi con la società. Si tratta di una “fotografia in questo momento delle disposizioni vigenti” perché “mentre la procedura di revoca è aperta, la concessione è in capo ad Aspi”, ha spiegato la ministra.

La decisione, comunicata al commissario Marco Bucci e al premier Conte, “non condiziona minimamente la soluzione della questione revoca” e la lettera “non ha nessuna valenza politica ma esclusivamente giuridica dello stato dei fatti”. Insiste sulla revoca ai Benetton anche il vice di De Micheli, Giancarlo Cancelleri, facendo però notare: “Purtroppo temporaneamente questa era l’unica soluzione”.

Da parte del Partito Democratico si rinnova invece al governo la richiesta di una decisione più rapida possibile sulla revoca della concessione, partita che, ormai, sarà inevitabilmente influenzata dall’imminente decisione della Consulta. E se il Movimento ha fatto sapere da tutti i suoi esponenti di non essere disposto ad arretrare di un passo, a cogliere la palla al balzo sono state le opposizioni. “Dopo due anni di minacce, immobilismo, proclami, giustizia promessa e rimandata il ponte di Genova verrà riconsegnato proprio ad Autostrade, come ha ordinato il governo M5s-Pd”, ha scritto il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti. All’attacco anche Forza Italia e Matteo Salvini, con il leader della Lega che accusa: “Cosa non si fa per salvare la poltrona, 5 Stelle ridicoli e bugiardi, due anni di menzogne e tempo perso”.

A chiudere, almeno per ora, la polemica è stato però Luigi Di Maio che ha mandato un chiaro messaggio non solo a Nicola Zingaretti ma anche allo stesso Conte, sottolineando il peso delle promesse fatte ai parenti dei 43 morti per il crollo del ponte. “La politica senta dentro di sé il peso di queste promesse. E passi ai fatti”, ha scritto su Facebook. Aggiungendo: “In politica nulla ha più valore se non ti ricordi degli occhi delle persone con cui parli”. Parole forti che, forse, per qualcuno avranno anche il retrogusto di minaccia.