La Consulta dei privilegi

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Clemente Pistilli

Ci vuole fortuna anche a indossare una toga. Difficile che un giudice riesca a guadagnare quanto quelli della Corte Costituzionale, tanto in Italia quanto all’estero. E impossibile che abbia gli stessi privilegi. Come se non bastasse una retribuzione annua di circa mezzo milione di euro, ai magistrati e al personale della Consulta viene poi garantita un’assicurazione sanitaria integrativa, che in caso di bisogno evita a loro e ai loro familiari di mettere mano al portafogli per curarsi. Con buona pace di Renzi e della spending review l’appalto per mantenere quest’ulteriore privilegio è stato appena bandito e parte da una base di quasi 4 milioni di euro.

Tutto sulle spalle dello Stato
La Corte Costituzionale ha avviato una gara per assegnare i servizi assicurativi di assistenza sanitaria integrativa appunto a favore dei giudici costituzionali, in carica ed emeriti, del personale in attività e dei pensionati della Consulta. Un appalto della durata di tre anni, che avrà inizio alla fine di quest’anno e si concluderà il 31 dicembre 2017, assicurando ben 434 nuclei familiari. Spese sanitarie, visite e ricoveri gratis dunque per magistrati in carica, in pensione, per il personale amministrativo attivo e a riposo, per i figli di toghe e amministrativi, per le mogli e pure per le compagne, tanto per non discriminare chi non ha indossato l’abito bianco ma è la compagna della vita di un magistrato. La Consulta, nel bandire l’appalto, ha poi ritenuto che il valore di un servizio del genere non si può stimare, limitandosi a precisare che “a titolo indicativo”, la disponibilità finanziaria dell’Amministrazione per tale copertura assicurativa è di circa 3,7 milioni di euro, al lordo di imposta. Cifra che potrebbe così anche lievitare. Le compagnie interessate potranno presentare la loro candidatura entro il 12 maggio e alla Consulta sceglieranno poi quelle da invitare a partecipare alla gara, tutto entro la fine di maggio.

Ente dorato
La Corte Costituzionale è uno degli enti italiani più costosi. Per far funzionare quell’organismo chiamato a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale delle leggi e sui conflitti tra organi dello Stato, per il 2014, sono stati messi in bilancio 64 milioni di euro. Un Eldorado soprattutto per chi, a partire dai magistrati, ha la fortuna di lavorare in quel palazzo a due passi dal Quirinale. Il presidente della Consulta, ruolo attualmente rivestito da Gaetano Silvestri, ha infatti uno stipendio annuo lordo di circa 550mila euro e i giudici costituzionali di circa 500mila. Nel Regno Unito i magistrati che svolgono le stesse funzioni di quelli costituzionali italiani si fermano a 217 mila euro e negli Usa a 166 mila. Poveri rispetto alle toghe tricolore. Senza contare che la pensione per i giudici della Consulta è di circa 200 mila euro l’anno. Ottime retribuzioni e attività affatto massacranti rispetto a quelle che ogni giorno svolgono i tanti giudici dei Tribunali ordinari della Repubblica.

Privilegiati
Lo stipendio non è poi tutto per giudici e semplici dipendenti della Corte Costituzionale. I magistrati hanno a disposizione auto blu e autisti – due per ogni giudice – che costano circa 750 euro al giorno. Non pagano aereo, treno e taxi. Hanno un cellulare di servizio, un pc portatile e lo Stato paga loro anche l’utenza telefonica di casa. Quando arrivano a Roma hanno a loro disposizione una confortevole foresteria e l’auto blu la mantengono anche per un anno dopo essere andati in pensione, privilegio quest’ultimo che fino a qualche tempo fa era per tutta la vita. Finisce così che la Corte Costituzionale costa oltre 41 milioni ogni dodici mesi, a fronte dei circa 14 di quella del Regno Unito. Una differenza che non può non dare nell’occhio. La conclusione è che in tutto questo calderone di spese non poteva mancare pure l’assicurazione sanitaria.