La Consulta dei privilegi intramontabili

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

Un fiume di denaro che continua a scorrere, nonostante i contenimenti perseguiti nel passato. Assegni salati, che in epoca di vacche magre per le casse dello Stato fanno sempre impressione e danno la misura di privilegi ancora ben radicati all’interno della Corte costituzionale, adesso guidata da Giuseppe Tesauro. La struttura, tanto per dirne una, costa qualcosa come 61,4 milioni di euro l’anno. Lo si apprende dal bilancio di previsione 2014 della Consulta. Nel calderone, la cui entità negli ultimi anni si è pressoché mantenuta inalterata, il costo dei giudici costituzionali si attesta sugli 8,7 milioni.

IL BILANCIO
Nella cifra rientrano retribuzioni, oneri previdenziali, erariali, viaggi e trasferte. Queste ultime, a stare al documento contabile, si portano via 104 mila euro. Di sicuro salta agli occhi il peso degli stipendi. I fasti del passato sono lontani, ma i giudici della Consulta continuano a prendere signori compensi: 360 mila euro lordi (assumendo come base i 240 mila del nuovo tetto degli stipendi pubblici aumentato della metà), che diventano 432 mila lordi per il presidente (ovvero lo stipendio dei giudici aumentato di un quinto). Queste sono le cifre, fa sapere la Consulta, che risultano dalla decisione assunta volontariamente dai componenti di diminuirsi lo stipendio. Ma è chiaro che rispetto al tetto dei 240 mila euro siamo ancora su un altro pianeta. Del resto la Corte è un organo costituzionale e nessuno può imporre soglie.

GLI EX
E che dire dei giudici in pensione? Ebbene, al momento sono 22, più 9 loro superstiti. I trattamenti costano in tutto 6 milioni e 150 mila euro. Ma il bilancio della Corte costituzionale è tutto un florilegio di costi che, seppur spesso in discesa, mantengono livelli che definire consistenti sarebbe un eufemismo. Per le missioni del personale, per esempio, se ne vanno 280 mila euro. L’organizzazione di convegni e cerimonie ne costa 125 mila. Per noleggio, assicurazione e parcheggi delle autovetture partono 514 mila euro, a cui si aggiungono 146 mila euro per il carburante. Per materiale di informazione e documentazione si spendono 49 mila euro, per la pubblicazione della Raccolta ufficiale 80 mila, per abbonamenti a riviste e banche dati 127 mila. Insomma, forse margini per altri colpi di bisturi ci sono tutti. Anche perché, per far andare avanti tutta questa struttura, lo Stato negli ultimi anni (dato confermato per il 2014) ha perfezionato trasferimenti da 52,7 milioni di euro l’anno. Assegno ancora molto ricco.

Twitter: @SSansonetti