Gli effetti della guerra in Iran sull’economia italiana sono considerati gestibili, con l’ipotesi di un conflitto che non durerà a lungo e che non porterà a una crisi energetica simile a quella del 2022. Eppure, nonostante questo, la crescita in Italia non riesce a ripartire. Neanche nel migliore degli scenari, quello di un conflitto che terminerà a breve. Le previsioni contenute nella Congiuntura Ref mostrano come la nostra economia continui ad arrancare, con una crescita che nel 2026 sarà ancora da zero virgola. Ferma allo 0,4%, nonostante la spinta del Pnrr che sembra in realtà fondamentale per evitare la recessione. Anche l’inflazione, secondo queste stime, salirà ma su livelli tutto sommato contenuti, al 3,2%.
La crescita ferma al palo e nello scenario peggiore non si esclude la recessione
L’analisi considera la questione energetica dopo lo scoppio della guerra in Iran. Le quotazioni del petrolio, spiega la Congiuntura Ref, “sono state caratterizzate da estrema variabilità nelle scorse settimane” e a determinare l’impatto sull’economia nei prossimi trimestri saranno alcune variabili, dall’entità dei rialzi alla durata della crisi. Lo scenario considerato più probabile è quello di una guerra che andrà avanti per poco: “Al momento – si legge – le probabilità maggiori vanno nella direzione di un rientro delle tensioni in linea con lo stile di gioco, segnato da cambiamenti repentini, dell’amministrazione Usa nell’ultimo anno”.
Per questa ragione, l’entità dei rincari energetici sembra portare a uno “shock di entità decisamente meno intensa rispetto a quello del 2022, successivo alla guerra in Ucraina. E quindi anche gli impatti sull’inflazione e sul Pil appaiono nel complesso gestibili”. C’è poi un altro aspetto da valutare, ovvero l’aumento progressivo dell’incertezza, dovuto al fatto che “la politica continua a cambiare le regole del gioco, riducendo la prevedibilità dei flussi di domanda e dei costi di produzione, e innescando strategie difensive, e comportamenti prudenziali di imprese e consumatori”.
La conclusione della Congiuntura Ref è che “alla fine, è certo che dalla partita che si sta giocando al tavolo della politica internazionale guadagneranno solo pochi”. Insomma, secondo questa valutazione gli effetti su Pil e inflazione sono ritenuti “gestibili”. Il che indica semplicemente una cosa: la crescita asfittica non è dovuta alla guerra in Iran, ma a una debolezza dell’economia che è ormai consolidata in questi anni di governo Meloni. In più, in caso di conflitto prolungato, saremmo di fronte a uno “scenario recessivo, segnato soprattuto dall’arretramento dei consumi delle famiglie”, anche a causa dei bassi salari. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è avvisato.