La Cuccagna delle autostrade. Ad Atlantia oltre 4 miliardi di utili in 5 anni. Per le manutenzioni sulla rete ne sono stati investiti meno della metà

di Giorgio Iusti
Politica

Ogni chilometro di autostrada genera annualmente ricavi medi per oltre 1,1 milioni, dei quali 300mila euro vanno allo Stato e 850mila alle concessionarie, che beneficiano anche dei ricavi da subconcessioni e da altre attività commerciali svolte sulla rete. Sarebbe sufficiente questo dato fornito da Bankitalia e inserito nell’ultima relazione sulle concessioni autostradali inviata dalla Corte dei Conti alle Camere per avere una dimensione di quanto i Benetton guadagnano con Aspi e per comprendere il perché delle mille battaglie che la società sta facendo per non essere messa alla porta dal Governo a due anni di distanza dalla tragedia del Ponte Morandi.

Sempre la Banca d’Italia ha anche evidenziato che, nel corso degli anni, i ricavi per le concessionarie sono più che raddoppiati, passando da 2,5 miliardi nel 1993 a oltre 6,5 miliardi nel 2012. E tutto grazie a un sistema tariffario che ha visto gli utenti costretti a pagare sempre di più. Nel 2017, in base all’analisi fatta dalla Corte dei Conti, i ricavi netti da pedaggio sono stati pari a 5.901 milioni, con un incremento del 3,3% rispetto all’esercizio precedente, e gli altri ricavi sono stati di 560 milioni. Il risultato netto aggregato di esercizio è inoltre, sempre per il 2017, di 1.582 milioni, con un incremento del 42% nell’arco di 12 mesi. E quegli spiccioli per le manutenzioni su cui ha appena battuto anche l’Anac, che ha calcolato il 2,2% delle spese previste nei piani economico-finanziari?

Secondo Aiscat, l’associazione che rappresenta le concessionarie autostradali, la riduzione degli investimenti è legata alle “incertezze normative”, agli “abnormi tempi di approvazione dei progetti” e , allo “stallo relativo all’approvazione dell’aggiornamento dei piani economico-finanziari”. Ecco dunque che nel 2016 le concessionarie hanno incassato 5,7 miliardi e speso 2,9 miliardi per i costi di produzione, che includono 943 milioni per gli stipendi e 646 milioni per le spese di manutenzione.

Atlantia controlla l’88% di Autostrade per l’Italia e il 30,2% della società è di Sintonia, la finanziaria lussemburghese di Edizione, la holding dei Benetton. Dal Bilancio 2013-2017 di Atlantia emerge che in 5 anni ha potuto accantonare 4,05 miliardi di utili, ditribuendone il 93% agli azionisti e spendendo 2,1 miliardi per le manutenzioni. Ovvio che la battaglia per salvare la concessione sia feroce. Ma il premier Giuseppe Conte non molla.