La cultura accademica perde un gigante. È morto il linguista Tullio De Mauro: è stato anche ministro dell’Istruzione

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Il mondo della cultura italiana è al lutto. È morto, a 84 anni, il linguista Tullio De Mauro, vero e proprio gigante del settore, che si è speso tanto anche in politica. Nato a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, il 31 marzo del 1932, si era laureato in Lettere classiche a Roma nel 1956, avviando una luminosa carriera accademica. Dal 25 aprile 2000 all’11 giugno 2001 è stato anche ministro dell’Istruzione del Governo Amato. Ma già in precedenza si era impegnato in incarichi elettivi: nel 1975 diventò consigliere della Regione Lazio e nel 1976 fu nominato anche assessore alla Cultura, conservando questo ruolo fino al 1978.

Da intellettuale ha sempre collaborato con i giornali più importanti, iniziando con Il Mondo negli anni Cinquanta e proseguendo con Paese Sera dal 1966 sino al 1979. Tullio De Mauro ha intrattenuto un altro rapporto molto proficuo con L’Espresso, per cui ha scritto di scuola e, ovviamente, di linguaggio. Proprio la linguistica era la sua grande passione: negli anni Sessanta ha pubblicato una serie di ricerche, che hanno cambiato la storia di questa materia in Italia. Su tutte spiccano il Cours de linguistique générale di F. de Saussure (1967), ma anche Storia linguistica dell’Italia unita (1963). Tullio De Mauro aveva legato il suo nome anche a Il grande dizionario italiano dell’uso.

Negli ultimi anni si stava battendo per una riforma radicale dell’insegnamento. Un’innovazione tale da voler “sbaraccare il modello del docente in cattedra”. La sua “didattica capovolta” puntava a non “fare più lezioni frontali in Aula” evitando anche “le interrogazioni”, grazie alla Rete. Con questo metodo si sarebbe recuperato molto tempo e gli insegnanti avrebbero potuto dedicarsi all’approfondimento personale con ciascuno studente.