La cura di Campania e Calabria. Dare sempre la colpa al Governo. Sono tra le Regioni più colpite e con la sanità più carente. Ma la ricetta di De Luca e Spirlì è lo scaricabarile

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Per la prima volta da molte settimane la velocità di trasmissione dell’epidemia in Italia sta rallentando, l’incidenza calcolata negli ultimi 14 giorni è diminuita a livello nazionale e ha raggiunto livelli di Rt prossimi a 1 in molte regioni. La curva si sta dunque “raffreddando”, i dati sono incoraggianti e segnalano l’impatto delle misure di mitigazione realizzate nelle ultime settimane: a segnalarlo è l’Istituto superiore di sanità, nella bozza di report sulla settimana che va dal 16 al 22 novembre, anche se, avverte: “Questo andamento non deve portare a un rilassamento prematuro delle misure o a un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti, è necessario raggiungere livelli di trasmissibilità significativamente inferiori a 1 consentendo una rapida diminuzione nel numero di nuovi casi di infezione e, conseguentemente, una riduzione della pressione sui servizi sanitari territoriali e ospedalieri. Dieci regioni/province autonome sono ancora a rischio alto e di queste 9 lo sono state per 3 o più settimane consecutive. Paradossalmente sono proprio quei territori in cui la sanità certo non brilla per efficienza che continuano ad attaccare il governo e le scelte effettuate per arginare la pandemia.

“La divisione in zone è una grande buffonata”, ha tuonato ieri il governatore campano Vincenzo De Luca nella consueta diretta diretta Facebook del venerdì, appuntamento ormai consolidato per scagliarsi contro la maggioranza (della quale fa parte il partito a cui egli stesso appartiene, essendo “formalmente” un esponente Pd). Il bersaglio ieri, come del resto spesso accade, è stata la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: “C’è stata una riunione tra le regioni ed il governo, c’è una cosa concreta che mi pare sia emersa e cioè l’orientamento di aprire le scuole il 9 gennaio. Una delle cose più sconvolgenti di questi mesi è stata la posizione del ministro dell’Istruzione spalleggiata da presidente del Consiglio: si poteva immaginare di aprire le scuole il 9 dicembre, poi chiudere dopo due settimane per le feste di Natale e poi riaprirle a gennaio?”. Domanda retorica, a cui De Luca si risponde da solo: “Non ci sono parole, siamo in un paese nel quale le cose più semplici sono una conquista. Mi auguro che si aprano le scuole a gennaio”. E sulla zona rossa della Campania aggiunge: “E’ tutto aperto e il livello dei controlli è uguale a zero. Parlare di zona rossa mi fa innervosire, indignare. Cari cittadini ve lo dico, noi siamo nelle mani del Padreterno e della Regione Campania”.

Intanto la percentuale positivi-tamponi che negli ultimi giorni si era abbassata, da ieri ha ripreso a risalire. Nelle ultime 24 ore, secondo quanto reso noto dall’Unità di crisi della regione sono 2.924 i positivi – 2650 asintomatici – su 22.301 tamponi esaminati. A scagliarsi contro il governo e la decisione di aver inserito la Calabria in fascia rossa era stato anche Nino Spirlì, il presidente facente funzioni della Giunta regionale, prima di ricevere le telefonate del premier Giuseppe Conte e dei ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia, con la quale gli hanno comunicato ieri che la Calabria sarebbe stata dichiarata zona arancione entro la giornata. Il J’accuse di Spirlì, solo poche ore prima, era stato durissimo: “Se la Calabria dovesse rimanere zona rossa, la responsabilità sarebbe solo del Governo, incapace di dare una guida alla sanità regionale”, e si era affidato al dialetto per commentare l’ennesima assenza, da ormai quasi un mese, di un commissario che potesse guidare la sanità calabrese in un momento così difficile e delicato come quello attuale: “In altri tempi avrei detto che il governo ‘sta annacando il pecoro. Annacare il pecoro significa tergiversare in maniera esasperata e inutilmente.

In ogni caso ieri Consiglio dei ministri, ha deliberato la nomina del prefetto Guido Nicolò Longo a commissario ad acta per l’attuazione del vigente Piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Calabria. “La continua interlocuzione con il governo centrale e la reciproca disponibilità alla collaborazione – ha commentato Spirlì – hanno fatto sì che questo piccolo miracolo istituzionale potesse avvenire. I calabresi, dovranno continuare a dimostrare quella maturità civica che li ha contraddistinti, in modo eccellente, fino a oggi. Il Covid-19 è un virus che non fa prigionieri e se, nonostante le evidenti mancanze, il nostro sistema sanitario ha retto – e bene – è solo per la grande capacità dei medici, degli infermieri e degli operatori, di ogni ordine e grado”, ha concluso.