La Fed salva Usa e Borse: più tempo per alzare i tassi. Il costo del denaro salirà solo a metà del 2015. Anche la crisi del rublo inizia a fare meno paura

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La “pazienza” della Federal Reserve ha riportato la fiducia sui mercati. Gli Stati Uniti che rinviano ancora il rialzo dei tassi sul dollaro rassicura gli operatori: la politica monetaria americana sarà accomodante ancora a lungo. C’è tempo dunque per risolvere alcuni problemi, come il crollo del rublo e il rischio collasso del sistema bancario russo. Così ieri le Borse hanno visto tornare volumi importanti negli acquisti. E a fine seduta Milano ha chiuso in rally del 2,65%.

MAGLIA ROSA
Non distanti anche gli incrementi delle altre piazze finanziarie: Londra +2,04%, Francoforte +2,79%, Parigi +3,35%. Scesi fino al minimo storico il rendimento dei Btp, arrivato a calare fino all’1,91%. A fine giornata lo spread si è poi stabilizzato in area 135 punti base, con un rendimento poco sotto il 2%. Sul fronte del petrolio, ieri in leggero calo, l’ultima valutazione a New York è di 55,5 dollari al barile, mentre il Brent di Londra arretra a 60 dollari.

GRANDE ASSENTE LA BCE
Tutto gira però continua a girare attorno alle decisioni della Banca centrale americana, che a differenza di quella europea – limitatasi sostanzialemente ad annunciare interventi che poi ha fatto solo in minima parte – continua a usare largamente la leva monetaria per sostenere l’economia a stelle e strisce. Il costo del denaro negli Usa quindi tornerà a salire, ma non prima della metà dell’anno prossimo, e soprattutto aumentando meno del previsto. Alla fine del 2015, infatti, i tassi dovrebbero essere all’1-1,125%, meno dell’1,25-1,5% previsto in settembre. Mentre si attende che la Bce avvii (con grandissimo ritardo) il piano di acquisto di titoli di Stato, da segnalare la decisione a sorpresa della Banca nazionale svizzera che ha portato in negativo i tassi d’interesse per svalutare il franco.

PIAZZA AFFARI
Sul listino di Milano ieri intanto sono letteralmente volate Finmeccanica (+4,97%) e Stmicroelectronics (+4,56%). In evidenza sull’indice principale pure Buzzi Unicem (+3,45%), Intesa Sanpaolo (+3,39%) prima del downgrade del rating a BBB- da parte di Stadard & Poor’s e Generali (+3,38%). Segno meno, nonostante l’intonazione positiva della seduta, per Banca Monte dei Paschi di Siena (-1,70%), Campari (-1,37%) e Saipem (-0,58%). S&P, nella sua offensiva (ormai sempre meno credibile) contro le banche italiane ha ridotto a BBB- il rating pure a Unicredit e Mediobanca.