La finta sconfitta di Verdini. Ancora più utile a Renzi e al Cav. Ala ora può giocare su tutti i tavoli

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“Diciamo che se ce ne avessero dati due non credo che nessuno si sarebbe potuto scandalizzare”. Il linguaggio non è nemmeno troppo criptico e i due in questione sono i ministeri mancati, quelli che Matteo Renzi non ha concesso a Denis Verdini. In fondo Mariano Rabino, deputato eletto con Scelta Civica e atterrato sull’Ala dell’ex braccio destro di Silvio Berlusconi  poco prima della caduta del Renzi primo,  è uno che ama molto la scena e quindi, da uomo di spettacolo, preferisce stupire più che incuriosire, parlando chiaro.

Il patto segreto col Cav – Senza ministri fiducia e voti sui provvedimenti sono in discussione. Non a caso Rabino è entrato subito nella ristretta cerchia dei verdiniani di ferro. Perché dopo i cerchi magici, quelli tragici e gigli ora è il momento della falange armata verdiniana. Armata, si badi bene, di pazienza e voti in Aula. Che, di questi tempi, sono ciò che serve al governo guidato formalmente da Paolo Gentiloni ma diretto con l’auricolare da Renzi, moderno emulo di Gianni Boncompagni di Non è la Rai. Perché al di là delle frasi ufficiali, tipo quella confezionata da Rabino, o quelle ufficiose attribuite a questo o a quel parlamentare di Ala, contano i fatti. E i fatti dicono che il mancato ingresso dei verdiniani nella compagine di governo, soprattutto nella casella chiave del ministero della Salute, dove Verdini avrebbe voluto tanto mettere uno dei suoi per eliminare Beatrice Lorenzin considerata ostile e nemica giurata degli amici di Denis, senza una conseguente rottura vera con Renzi, sia la prova del nove dell’esistenza di un patto fra Verdini e Berlusconi per usare Renzi. Almeno sino a quando il  Cavaliere non avrà risolto i problemi con la giustizia europea e il nodo della candidabilità.

Mezzo e non fine – Insomma, Matteo sarebbe solo il mezzo di Denis e Silvio e non il fine. Ma è anche possibile che Verdini, abile nel giocare contemporaneamente su più tavoli, sia tecnicamente d’accordo con Renzi e il mancato ingresso al governo altro non sia che il prezzo da pagare  per il risultato referendario. Concentrando le attenzioni su Verdini la minoranza dem avrà meno tempo per occuparsi della Boschi e di Lotti, confermati entrambi a palazzo Chigi. E qui si che, machiavellicamente, conta il fine più del mezzo. Ma visto che la situazione complessiva  è decisamente fluida è altrettanto possibile che l’ex coordinatore di Forza Italia stia giocando in proprio, cercando di delineare un futuro che vada oltre Renzi e Berlusconi. Se davvero l’esecutivo Gentiloni sarà inchiodato sul varo della legge elettorale per andare al voto dopo il congresso del Pd, è bene farsi trovare preparati. Nel frattempo è bene tenersi pronti. Il gruppo di Ala-Sc chiederà “un chiarimento politico” su quanto avvenuto durante le trattative sulla formazione di governo. Un chiarimento per capire qual è la considerazione politica da parte della maggioranza del gruppo. Dopodiché tutto è possibile. Persino il fatto che il triangolo verdiniano Renzi non lo avesse considerato. Renato Zero potrà sempre chiedere i diritti d’autore….