La folle rivolta delle Regioni. Sembra l’armata Brancaleone. I governatori campioni di scaricabarile. Non ne hanno azzeccata una

di Laura Tecce
Politica

Nel giorno in cui scattano le misure del nuovo Dpcm firmate dal premier Giuseppe Conte e recepite nell’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza, le polemiche tra Regioni e governo sul fronte della classificazione delle zone di rischio, non si placano. Palla presa al balzo ovviamente dal leader della Lega Matteo Salvini che si è subito premurato di avvertire: “Non abusate della pazienza degli italiani”. Era stato per primo – non a caso – il governatore leghista Attilio Fontana giovedì a parlare di “schiaffo ai lombardi” e a mettere in dubbio il meccanismo delle ordinanze del ministero che potranno essere riviste “solo tra due settimane”.

Spiega Fontana: “Io non ho detto che non volevo accettare la zona rossa, io ho detto che tutte le settimane andrebbero fatte delle valutazioni e pretendevo che si facesse una valutazione anche questa settimana. Le scelte che abbiamo fatto, le abbiamo fatte sulla base dei consigli del nostro Cts. Io voglio vedere i dati degli ultimi dieci giorni. Non li ho visti – continua – e li vorrei esaminare. Noi non facciamo l’elaborazione, quella la fa il Cts e loro non li hanno ancora valutati. Li hanno in mano da martedì e si incontrano sabato mattina (domani, ndr)”, è la stoccata del presidente, in risposta anche al consigliere scientifico del ministro della Salute Walter Ricciardi, che aveva così commentato la polemica fra governo e giunta lombarda: “Fontana si è arrabbiato perché la sua regione è finita in zona rossa? “Credo e spero abbia dei consiglieri scientifici che gli dicano i numeri quali sono”.

E i numeri anche ieri sonio stati impietosi: nuovo picco di positivi (sono 9.934,) e anche di decessi: 131 in un solo giorno. I numeri, a suo dire non aggiornati, non convinvono neppure il governatore del Piemonte Alberto Cirio: “Condivido l’irritazione per delle scelte prive di logica e basate su dati aggiornati a dieci giorni fa. Non si è tenuto conto ad esempio del fatto che il nostro Rt, pur restando alto, ha registrato un calo per effetto delle misure di contenimento già adottatate”, sono le parole di Cirio ma in Piemonte nella giornata di ieri i casi registrati sono stati 4.878 su 21.288 tamponi, che danno un tasso di positività al 22%, mentre quella nazionale è al 16,4%. Ma non solo: l’ondata epidemica sta mettendo in ginocchio le strutture sanitarie piemontesi: nelle ultime ore, ci sono ospedali come quello di Rivoli costretto a mettere i pazienti su barelle da campo, per terra, nei corridoi per fare spazio all’arrivo di pazienti colpiti da coronavirus.

E ieri si è superato il muro dei quattromila ricoverati, con 268 in terapia intensiva e 3.871 nelle corsie ordinari. Allarme anche nelle residenze per anziani dove nelle ultime 24 ore i casi scoperti sono più che raddoppiati: giovedì ne erano stati trovati 255, ieri sono saliti a 604. Non manca all’appello dei governatori polemisti – e non poteva essere altrimenti – il campano Vincenzo De Luca, che anche ieri è tornato all’attacco , considerando la linea del governo “inefficace”. Avrebbe preferito “la chiusura di tutto per un mese, perché questo ci avrebbe aiutato a frenare il contagio. Così – spiega – si rischia di bloccare tutto a Natale. Tra un mese le regioni gialle potrebbero trovarsi in una situazione peggiore di quella in cui si trovano oggi quelle rosse”. L’obiettivo dichiarato, chiarisce a tal proposito il premier Conte, è invece proprio quello di “contenere la curva dei contagi” per “far ripartire i consumi sotto Natale” e assicura che “Non stiamo dando schiaffi a nessuno, non vogliamo penalizzare un’area piuttosto che un’altra”. Chiaro il riferimento alle parole del lumbard.