La furbata più insopportabile della casta. Il Bonus chiesto da chi guadagna quasi 18mila euro al mese è uno schiaffo alla miseria

dalla Redazione
Politica

Al denaro non si comanda. Anche quando, come in questo caso, in ballo ci sono due spicci se rapportati al maxi stipendio mensile che spetta ai deputati. Già perché i 600 euro del bonus Covid, stanziato dal Governo per aiutare chi a causa dell’emergenza Covid e dal conseguente lockdown ha rischiato di non mettere insieme il pranzo con la cena, se da un lato hanno strappato alla fame una fetta consistente di italiani, dall’altro rappresentano ben poca cosa per chi, nonostante l’attività ridotta del Parlamento, uno stipendio – e che stipendio! – ha continuato a percepirlo. Basta, del resto dare uno sguardo alle competenze spettanti ad un deputato per avere un’idea di che cifre stiamo parlando.

Occupare uno scranno nell’emiciclo di Montecitorio vuol dire, d’altra parte, portarsi a casa oltre ai 10.435 euro lordi al mese di indennità parlamentare (lo stipendio in senso stretto), pure una valanga di rimborsi. Dai 3.503 euro mensili di diaria (rimborso per le spese di soggiorno nella Capitale) ai 3.690 euro, sempre al mese (per metà da attestare e per metà a forfait), a copertura delle spese per l’esercizio del mandato. Totale: 17.628 euro lordi al mese, ai quali vanno poi aggiunti ulteriori rimborsi per le spese di viaggio (variabili) e telefoniche. Poco meno, giusto per avere un’idea, di quanto spetta invece, nell’altro ramo del Parlamento ad un senatore. Che percepisce un’indennità parlamentare lorda mensile di 10.385 euro. Cui vanno aggiunti però 3.500 euro di diaria; 4.180 euro (per metà da rendicontare e per metà a forfait) a rimborso delle spese per l’esercizio del mandato; e altri 1.650 euro a copertura (forfetaria) delle spese generali. Totale mensile lordo: 19.715 euro, oltre ad una serie di facilitazioni per i trasporti stradali, aerei e marittimi.

Insomma, una cuccagna che non basta evidentemente ai cinque deputati che hanno pensato bene di arrotondare le loro laute spettanze con i 600 euro del bonus Covid. E adesso si trincerano dietro l’anonimato con la scusa della privacy. Che pure, per i personaggi pubblici, parlamentari compresi, è da considerarsi sensibilmente attenuata rispetto a quella garantita ai comuni cittadini. Senza contare che, come in questo caso, ci sono in ballo pure erogazioni a carico della collettività. Se nelle prossime ore i loro nomi dovessero essere pubblicati si vedrà. Di certo non potranno sfuggire all’autodenuncia quando, il prossimo anno, almeno chi lo ha incassato, dovrà presentare la denuncia dei redditi. Che deputati e senatori devono pubblicare sul sito della Camera di appartenenza. Altro che privacy.