La giungla delle 10mila piccole Iri

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Di Maurizio Grosso

Sulla carta adesso dovrebbero aprirsi le danze. Del resto la cronica esigenza da parte dello Stato di reperire risorse, per cercare di centrare gli obiettivi europei di bilancio, rendono indispensabile la messa a punto una volta per tutte di un piano di tagli, da troppo tempo sbandierato e mai attuato. E così, a quanto filtra, adesso dovrebbe partire la fase 2 della spending review. Tra la fine di luglio e (più probabilmente) l’inizio di agosto sarà pronto il dossier Cottarelli sulle pertecipate che dovrebbe decollare con la prossima legge di stabilità. Nel piano, che sarà consegnato a Matteo Renzi al quale spetteranno le decisioni finali sulle misure da adottare, sarà confermato l’obiettivo, fissato dallo stesso premier, di una riduzione a regime delle attuali 10mila e più partecipate a non più di mille. Con la possibilità di recuperare non meno di 1 miliardo già nel 2015. A sopravvivere, secondo quanto rivelato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore, sarà quindi solo il 10% delle società.

Il piano
Le prime a saltare saranno quelle “no core” che operano sul mercato vendendo prodotti di diverso genere al pubblico per i quali c’è già un’offerta consistente dal settore privato e che rappresentano circa il 40% del totale. Si tratta delle società che, anche attraverso il meccanismo delle “scatole cinesi” operano in settori non proprio in linea con i criteri della pubblica utilità: dalla consulenza al commercio al dettaglio senza disdegnare vino, formaggio, prosciutti, surgelati o fiori. Per le municipalizzate di gas, rifiuti, elettricità, acqua e trasporto pubblico locale ai affaccerebbero i costi standard vincolanti per i servizi e nuovi interventi per centrare l’obiettivo del risanamento nei casi di perdite.

I tempi
Già alla fine della prossima settimana o al più tardi all’inizio di quella successiva sarà poi varato il decreto attuativo del Dl Irpef con cui il ginepraio di oltre 32mila stazioni appaltanti per gli acquisti di beni e servizi della Pa sarà a ridotto a un sistema articolato su sole 35 centrali di acquisto, con Consip “capofila”. Il provvedimento prevederà anche la riorganizzazione della attuali centrali regionali: alcune Regioni non hanno infatti una propria “unità” di riferimento mentre altre hanno più strutture con missioni specifiche per vari settori. Questo nuovo sistema più snello ed efficiente potrebbe anche garantire sul versante delle forniture Pa una sorta di “riserva Cottarelli” da 3-4 miliardi nel 2015 da aggiungere con misure da adottare con la prossima legge di stabilità ai risparmi già attesi.

Le possibilità
Una “riserva” che potrebbe essere realizzata aggredendo una fetta di 10-15 miliardi dei 40-45 miliardi di spesa non ancora presidiata da Consip che sui quasi 40 miliardi già di sua competenza realizza risparmi medi di circa il 20%. Un flusso che di fatto Consip ha già nel mirino visto che proprio su questo fronte sta concentrando iniziative ad hoc come il recente bando per i servizi di gestione integrata dei luoghi di cultura che ha l’obiettivo di aumentare i visitatori e migliorare la qualità dei servizi ai turisti. Quanto agli acquisti di beni e servizi già effettuati, Cottarelli ha deciso di raddoppiare (da 100 a 200) gli amministratori locali, Asl comprese, cui destinare le lettere di richiesta di chiarimenti firmate anche dal presidente dell’ dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone.