La Giunta del Senato non salva Giovanardi. L’esponente centrista è accusato di aver tentato di favorire gli appalti a una ditta vicina alle mafie

di Clemente Pistilli
Politica

La Giunta per le Autorizzazioni di Palazzo Madama non salva Carlo Giovanardi. Ok all’utilizzo, seppure solo in parte, delle intercettazioni telefoniche e dei tabulati telefonici dell’ex senatore, all’epoca dei fatti iscritto al Nuovo Centrodestra e indagato dall’Antimafia di Bologna per reati che vanno dalle minacce a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato alla rivelazione di segreti d’ufficio, in uno stralcio del maxi procedimento Aemilia.

Per gli inquirenti, Giovanardi si sarebbe avvalso “tanto della sua notoria influenza politica, quanto delle aderenze all’interno della Prefettura di Modena” e adoperato “in più occasioni” per “condizionare l’attività dell’organo collegiale”, il Gruppo Interforze-Girer, costituito all’indomani delle violente scosse del 2012 in Pianura Padana, al fine di far ammettere gli imprenditori edili Bianchini nella white list necessaria per poter prendere parte agli appalti pubblici post terremoto, dopo che erano state accertate le relazioni di tali imprenditori con esponenti della famiglia ‘ndranghetista Grande Aracri.

Nella relazione approntata dal senatore Meinhard Durnwalder e inviata alla presidenza del Senato viene precisato che è stato dato l’ok all’utilizzo di un’intercettazione e non delle altre in quanto la prima, quella del 30 marzo 2013, “era verosimilmente occasionale, in quanto Claudio Baraldi era stato sottoposto a captazione telefonica” nell’ambito di un procedimento penale e “nessun elemento sembrava collegare il senatore Giovanardi” a tale procedimento.