La giustizia è un colabrodo. Ma ora Battisti deve pagare

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di Alessandro Barcella

Ogni giorno avvengono episodi che mi riallacciano a quel lontano 1979, lontano soltanto nel calendario, ma vicino nei ricordi che vengono periodicamente ri-stimolati». Alberto Torregiani aveva appena 15 anni quel 22 gennaio 1979, quando – dopo un’esposizione di gioielli presso una TV privata milanese – il padre, l’orefice Pierluigi Torregiani, subì un tentativo di rapina nel corso di una cena in una pizzeria. Una reazione istintiva alla rapina, la sua, che gli costò probabilmente la “condanna a morte” dei “Proletari armati per il Comunismo” che meno di un mese dopo (il 16 febbraio) lo colpirono a morte mentre apriva il negozio di via Mercantini insieme alla figlia e al figlio.
Nel corso dell’agguato al padre, Alberto fu colpito alla colonna vertebrale. Da allora è su una sedia a rotelle, completamente paralizzato agli arti inferiori. Un atto tremendo figlio della violenza politica di quegli anni, il cui mandante ufficiale è stato poi identificato in Cesare Battisti. E proprio di Battisti si è tornato a parlare in questi giorni, perché il suo “buen retiro” brasiliano potrebbe ora essere a rischio a causa di una condanna per una storia di timbri falsi su un passaporto.

Dei delitti e delle pene
La mente di Alberto è tutta un fluire di emozioni: «Anche se il dolore è più lieve, preferisco guardare al domani lasciando che il passato mi segua, senza opprimere i miei pensieri. Belle parole e belle intenzioni – aggiunge – ma purtroppo si fermano lì». Il tema caldo è quello della riforma del sistema carcerario, dell’ipotesi di amnistie e misure alternative alla detenzione: «Ci sono due cose fondamentali – spiega Alberto – e sono pene certe e rispetto dell’individuo. Oggi ci troviamo carceri stracolme di persone in attesa di giudizio e una giustizia colabrodo e fallimentare. L’ordinamento penitenziario deve sicuramente essere aggiornato e seguire passo passo i ritmi della società, rimodulando in formule più semplici e concrete le pene. Non “tendenzialmente” più lievi però, ma appropriate al reato. Che serve condannare uno a 15 anni se poi tra “sotterfugi” e “formule sociali” ne sconta di effettivi 7 o 8? Da 15 portiamoli ad esempio a 10, ma certi e con una formula ben elaborata, che possa aiutarlo al reinserimento nella società».
Si è calcolato in circa 340 euro al giorno il costo medio per lo Stato di un detenuto italiano: «Basterebbe applicare leggi e norme per svuotare almeno del 30% le nostre carceri, usando gli stessi fondi utilizzati per sostenerle» commenta. Sul “caso Battisti” le sue idee sono molto nette: «Ho sempre combattuto la mia battaglia per l’estradizione e per una pena certa per Cesare Battisti, sempre senza esasperazioni, rispettando gli oneri e i ruoli. Come già detto in passato credo che ora si debba alzare la soglia per risvegliare le responsabilità di chi ha il compito di dare a noi cittadini una giustizia e di chi ha sbagliato il compito di riparare al danno. Ho combattuto e combatterò sempre: se Cesare mi dà le opportunità, beh, è ancora meglio».

L’emergenza-Milano
L’altro tema generale è quello dell’allarme criminalità a Milano, dopo gli ultimissimi fatti di sangue anche in pieno centro: «Sono rammaricato e dispiaciuto che una delle nostre città più belle sia caduta nella tenaglia della delinquenza. Non ho mai pensato che il male abbia una bandiera o colore ma che esso provenga da idee insane dell’individuo o del gruppo. Il sindaco Pisapia, quando dice “la violenza non è, e non può mai essere di sinistra” sbaglia e di grosso cercando di etichettare i suoi compagni come bravi ragazzi che stanno agendo male. È lui che ai centri sociali di sinistra ha fatto promesse scellerate: ma non è questa la causa di una Milano invivibile e sotto assedio. Le cause le sappiamo, il degrado sociale e un’economia fallimentare, la gente è all’estremo delle sue risorse. Deterrenti come braccialetti elettronici e telecamere? Palliativi. Cosa chiedere alle istituzioni per mio padre? Che sia ricordato come un uomo semplice che ha cercato di salvare il proprio bene come un diritto e non per il vile pregio del suo valore. Ad oggi non è stata ancora fatta giustizia: è uno dei cancri di questa società».

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