La grande ammucchiata da Calenda a Pisapia. L’ultima invenzione del Pd in vista delle elezioni

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Altro che aspettare l’esito delle regionali siciliane. Il Partito della Nazione, che sull’isola s’è attovagliato partorendo la candidatura di Fabrizio Micari che tanto piace al duo Renzi-Alfano (un po’ meno a pezzi di Pd e Ap), viaggia a vele spiegate pure verso le elezioni del 2018. E stavolta non si tratta di retroscena giornalistici. Venerdì a rivelare chiaro e tondo qual è il progetto futuro del Pd c’ha pensato il portavoce della segreteria renziana, Matteo Richetti. Che, intervistato da La Stampa, non ha usato mezzi termini. “Diciamolo con chiarezza”, ha esordito il deputato anti-vitalizi: “Che la legge elettorale richieda lista o coalizione, l’esigenza di allargarci per noi rimane”. I prescelti per la grande ammucchiata? “Da una parte Calenda”, il ministro dello Sviluppo economico che Berlusconi avrebbe voluto arruolare in FI e che negli ultimi mesi non ha risparmiato frecciate al segretario dem, “e l’esperienza che sta costruendo sui valori dell’Europa e della liberal-democrazia”; “dall’altra Pisapia, con l’esperienza di un campo Progressista e solidale”. Entrambi, ha chiarito Richetti, “sono non solo alleati, ma eventuali compagni di strada in una lista unica laddove il sistema continuasse a prevedere questo”. E Alfano? Poteva mancare? Nonostante gli stracci volati a maggio con Renzi sulla legge elettorale, in questo rassemblement c’è pure lui.

Silenzio assenso – Sul leader di Ap “la questione è semplice”, ha spiegato perciò Richetti: “Se si supera la collocazione anche nella denominazione di nuovo centrodestra, si apre un dialogo. Come fu quando i popolari scelsero il campo di gioco del centrosinistra in alleanza con i progressisti”. Insomma, più che i contenuti conta il contenitore. E pazienza se stiamo parlando dello stesso Alfano il cui partito vede col fumo agli occhi provvedimenti come Ius soli, testamento biologico e via dicendo. L’intervista di Richetti non è passata inosservata. Soprattutto dalle parti di Pisapia. Il quale, dopo aver ripetuto in tutte le salse il ritornello “mai con Alfano”, in Sicilia propenderebbe per la candidatura di Micari, l’uomo – come detto – di “Matteo” e “Angelino”. Propenderebbe, sì, visto che l’ex sindaco di Milano non si ancora è espresso pubblicamente sull’argomento prendendosi le reprimende di Mdp e SI (“Il Pd vuole rifondare la sinistra partendo dal suo padre nobile, Alfano. Pisapia deve scegliere”, l’ha sferzato Giuseppe Civati).

Tutto per tutto – “Noi non faremo la stampella di nessuno”, ha chiarito Marco Furfaro di Campo Progressista all’AdnKronos: “A Pisapia una somma di sigle senza politica non interessa, non gli interessano le poltrone, ne ha già rifiutate tante in vita sua…”. E anche Alfano ha voluto prendere in qualche modo le distanze dal disegno di Richetti, complici i mal di pancia dei “lombardi” di Ap. “Le alleanze che si faranno in Sicilia da parte di Ap – ha affermato – saranno alleanze siciliane con un programma sulla Sicilia, non sono alleanze nazionali”. Chiosa però un altro renziano di ferro come Andrea Marcucci: “È nei fatti che chi ha sostenuto i governi Renzi-Gentiloni pensi ad una collaborazione anche in futuro. Come è nei fatti, direi naturale e quasi scontato, che la nuova forza politica di Pisapia collabori con il Pd. Punteremo al 40%”. Costi quel che costi.

Twitter: @GiorgioVelardi

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La politica che ama il Medioevo

Va bene che la destra è conservatrice e quella italiana addirittura preistorica, ma quando ieri le cronache parlamentari narravano della Meloni che ha scritto a Salvini per accordarsi sui candidati alle amministrative non poteva che scapparci da ridere. Ma come: stanno sempre col telefonino in

Continua »
TV E MEDIA