La Sveglia

La guerra delle Ong, sepolte da moduli e scartoffie

A Gaza la guerra passa anche dai moduli. Trentasette organizzazioni umanitarie hanno presentato un ricorso urgente all’Alta Corte israeliana contro le nuove regole di registrazione imposte dal governo. Le norme chiedono alle ONG di consegnare elenchi dettagliati del personale palestinese, informazioni sensibili sui partner locali, dichiarazioni politiche vincolanti. In caso di mancato adeguamento, chiusura operativa entro sessanta giorni. Visti che scadono, permessi che si inceppano, personale straniero bloccato. In una Striscia dove l’accesso al cibo e alle cure dipende dagli aiuti, la sopravvivenza viene filtrata da una procedura amministrativa. La fame attraversa i valichi con il timbro giusto.

In Cisgiordania, intanto, l’occupazione si consolida con un altro timbro. L’ambasciata degli Stati Uniti ha annunciato servizi consolari direttamente in alcuni insediamenti israeliani, a partire da Efrat. Passaporti rilasciati sul posto, sportelli mobili per i coloni, cornice celebrativa per i 250 anni dell’indipendenza americana. Per il governo israeliano è normalità diplomatica. Per l’Autorità palestinese è un segnale politico che tratta gli insediamenti come città ordinarie. L’annessione avanza per prassi, senza proclami solenni.

Poi c’è il corpo di Jad Jadallah, quattordici anni, colpito a distanza ravvicinata in un campo profughi in Cisgiordania. I video verificati dalla BBC mostrano il ragazzo a terra, sanguinante, mentre i soldati impediscono alle ambulanze di avvicinarsi per lunghi minuti. L’esercito parla di “trattamento iniziale”, senza dettagli. La famiglia racconta un’attesa che diventa condanna. Accanto al corpo compare un oggetto fotografato come prova. B’Tselem parla di messa in scena.

Tre scene, una parola che ritorna: permesso. Permesso di operare, permesso di costruire, permesso di soccorrere. Chi decide il permesso decide il respiro. Gaza diventa laboratorio della fame amministrata. La Cisgiordania laboratorio dell’annessione amministrata. In mezzo, un ragazzo che resta a terra mentre la procedura diventa muro.