La Guidi finisce fuori strada: il ministro si dimette. Fatale la telefonata al compagno: “Domani passa quell’emendamento”

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“Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese”. Queste le prime parole dell’ormai ex ministro allo Sviluppo, Federica Guidi, che ha deciso di lasciare l’incarico dopo le scottanti rivelazioni che arrivano dall’inchiesta sul petrolio in Basilicata. La Guidi parlando con il suo compagno Gianluca Gemelli avrebbe garantito il via libera a un emendamento che favorisse i suoi interessi imprenditoriali. E sempre in quella chiamata viene tirata in ballo anche il ministro Boschi.

IL COMPAGNO DELLA GUIDI – Sono due i filoni d’indagine che partono dalla procura di Potenza. La prima riguarda il Centro Olio in Val d’Agri a Viggiano dell’Eni, ed evidenzia presunti illeciti nella gestione dei reflui petroliferi. Filone parallelo dell’inchiesta riguarda l’impianto di Tempa Rossa in val d’Agri ed è qui che risulta indagato Gemelli, il compagno del ministro. L’indagine è relativa all’affidamento di lavori e appalti per l’infrastruttura del giacimento di Tempa Rossa della Total. Sarebbero stati favoriti alcuni imprenditori tra cui il compagno della Guidi. L’emendamento contestato per favorire le aziende di Gemelli è stato inserito sul gong all’interno della legge di stabilità 2014 (che era saltato dallo Sblocca Italia) favorendo le estrazioni di petrolio a Tempa Rossa. L’intercettazione con il tentativo di aiutino parla chiaro:”Dovremmo  riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche Mariaelena la… quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte… Rimetterlo dentro alla legge… con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa… ehm… dall’altra parte si muove tutto!”.

L’INCHIESTA – Si tratta di due filoni d’inchiesta sul petrolio in Basilicata. L’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Potenza ha svelato il malcostume relativamente allo smaltimento illecito di rifiuti nel centro oli di Viggiano (Potenza) e presunti casi di corruzione per la costruzione del centro oli della Total a Corleto Perticara (Potenza). Sono sei le persone che sono state arrestate nell’inchiesta. Si tratta di Rosaria Vicino, ex sindaco del Pd di Corleto Perticara, Vincenzo Lisandrelli (coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute all’Eni di Viggiano), Roberta Angelini (responsabile Sicurezza e salute dell’Eni a Viggiano) Nicola Allegro (responsabile operativo del Centro oli di Viggiano), Luca Bagatti (responsabile della produzione del distretto meridionale di Eni) e Antonio Cirelli (dipendente Eni nel comparto ambiente). Il gip ha deciso il divieto di dimora a per Salvatore Lambiase, dirigente della Regione Basilicata, e per Giambattista Genovese, all’epoca dei fatti vicesindaco di Corleto Perticara. Infine, il gip ha deciso la sospensione per sei mesi ciascuno dall’attività imprenditoriale per Vincenzo Clemente e Lorenzo Felice Rocco Marsilio. Nelle due inchieste sono una sessantina le persone indagate. Nel frattempo l’Eni ha bloccato la produzione di petrolio in Val d’Agri – pari a 75 mila barili al giorno: “La compagnia petrolifera chiederà alla magistratura, alla quale darà la massima collaborazione la disponibilità dei beni posti oggi sotto sequestro”.