La lezione di Berlino per ripartire

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di Gaetano Pedullà

Diciamolo senza ipocrisia: la Merkel non è un’amica dell’Italia. Con la difesa a oltranza di una miope politica del rigore sta ipotecando chissà quanti anni di sacrifici per il nostro Paese. Una politica miope perché se l’Italia e l’Europa mediterranea affondano la produzione tedesca perde uno dei suoi mercati più grandi. Detto questo, ieri la cancelliera ha detto però una cosa sacrosanta: il nostro mercato del Lavoro ha bisogno di cambiare le sue regole. Cinque Stelle, minoranza Pd e Lega possono protestare in Parlamento quanto vogliono, ma la storia prima di ogni altra considerazione ci insegna che solo con le riforme si esce dal pantano. La Germania appena entrata nell’Euro aveva conti pubblici disastrosi, anche per via dell’unificazione tedesca. Berlino fece i suoi compiti. Tagliò enormi garanzie che soprattutto nella parte ex sovietica erano date per acquisite dai lavoratori. Certo ci fu anche altro, a partire dal contributo dato da tutti quei Paesi che subirono un concambio criminale sulla nuova moneta comune. Fatto sta che oggi la Germania è padrona d’Europa. Una lezione che può darci fastidio, ma della quale sarebbe un errore ignorarne l’insegnamento.