La lobby dell’azzardo non si arrende

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Traditi pure i malati del gioco: mai spessi i soldi promessi, la beffa dei concessionari

di Angelo Perfetti e Stefano Sansonetti

Il solito ginepraio fatto di scaricabarili. Un azzardo, verrebbe da dire, a valle del quale a rimetterci sono i ludopatici, ovvero tutti coloro che sono incappati nella dipendenza da gioco. La questione è amaramente complessa. I big delle slot machine e videolottery, in pratica le aziende concessionarie, sulla carta dovrebbero stanziare fino a 1 milione di euro del loro bilancio per sviluppare piani di comunicazione e informazione sulla ludopatia. Peccato che per il momento siano stati messi sul piatto pochi spiccioli, il cui utilizzo non è nemmeno pienamente controllabile dal controllore, ovvero l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato guidata da Giuseppe Peleggi, con il vice Luigi Magistro competente proprio sul settore del gioco. Per carità, il tutto ha un che di paradossale. Sarebbe come chiedere alla McDonald’s di pagare un piano di comunicazione per mettere in guardia dai rischi che si corrono mangiando panini con l’hamburger. Ma nell’ipocrisia generale del gioco d’azzardo succede anche questo.

Il punto
Si dà infatti il caso che nella convenzione di concessione stipulata da Monopoli e aziende del gioco ci sia un passaggio che sta sollevando un vespaio. In esso si spiega che “il concessionario, per la realizzazione degli interventi di comunicazione e informazione istituzionali disposti dall’Agenzia, si impegna espressamente a stanziare, a decorrere dall’avvio della concessione, l’importo annuo previsto dal piano di sviluppo e comunque non superiore a 1 milione di euro”. Il piano di sviluppo di cui si parla deve essere predisposto dall’Agenzia dei Monopoli e prevedere iniziative per promuovere il gioco legale e responsabile. Ora, la convenzione di concessione è stata sottoscritta dai big del gioco d’azzardo il 20 marzo del 2013, cioè più di un anno fa, dopo che l’Agenzia dei Monopoli ha perfezionato l’aggiudicazione delle gare per le concessioni addirittura indette nell’agosto 2011. In ballo ci sono 12 gruppi, la crema della lobby del gioco: Cirsa, Codere, Cogetech, G.Matica, Gamenet, Hbg Connex, Intralot, Lottomatica, Netwin, Nts Network, Sisal e Snai. Ebbene, quanti soldi hanno tirato fuori, finora, per iniziative anti-ludopatia? Praticamente nulla.

Lo schema
Tra le ragioni di questa inconcludenza ci sono i tempi di predisposizione del piano di sviluppo. I Monopoli, interpellati da La Notizia, ieri hanno spiegato che il documento è stato inviato ai concessionari a fine 2013. Come dire: dalla sottoscrizione della convenzione del marzo 2013 fino alla fine di quell’anno nessun intervento poteva essere finanziato perché mancavano le linee guida dei Monopoli. Tutta colpa della struttura guidata da Magistro? Non integralmente, a quanto pare, perché la stessa struttura ha spiegato che il piano di sviluppo non fa altro che inserirsi nella scia del Piano nazionale per la prevenzione del gioco d’azzardo, a suo tempo approvato da un Osservatorio ad hoc previsto dal decreto Balduzzi del 2012. Peccato che questo Piano Nazionale, al momento, sia ancora all’attenzione del governo per le valutazioni sul suo impatto finanziario. E dato che le iniziative del Piano di sviluppo dei Monopoli si inquadrano nelle aree di intervento del Piano nazionale, “il relativo avvio in forma sistematica è stato posticipato in attesa che il predetto documento venisse compiutamente vagliato a livello politico”. Va da sé, hanno ancora precisato i Monopoli, che “ove il detto vaglio non intervenga in tempi brevi, le iniziative stesse saranno comunque poste in essere, sotto il controllo dei Monopoli, nei termini di realizzazione del piano annuale di sviluppo, che saranno a breve fissati con riferimento al piano di avanzamento del primo semestre”. Comunque la si giustifichi, la situazione finora è tale che la lobby del gioco ha scucito poco o nulla per programmi informativi antiludopatia.

Il cavillo
Anche perché, come sempre accade, il diavolo è nascosto nei dettagli. I Monopoli fanno notare che all’art. 14, comma 10 della convenzione di concessione c’è scritto che i concessionari si impegnano a stanziare un importo annuo “comunque non superiore a 1 milione di euro”. Traduzione: possono spendere per le campagne informative molto meno, senza che i Monopoli possano contestare le cifre. In più le somme non devono essere girate all’Agenzia, ma sono gestite direttamente dagli stessi concessionari. A quanto pare un sistema a prova di bomba. Nei mesi scorsi il Codacons, presieduto da Giuseppe Ursini, ha chiesto ai Monopoli e a otto concessionari l’accesso ai documenti per verificare se e come i big del gioco stiano finanziando iniziative informative. Ma la richiesta è stata respinta.
@SSansonetti

 

L’azzardo corre sul telefonino: un giovane su due ci prova

di Fabrizio Gentile

Che le nuove generazioni siano più “smart” degli attuali trentenni è cosa risputa, verificata con l’osservazione quotidiana che le famiglie italiane fanno rispetto al comportamento dei propri figli. Che però questa “abilità” crei dipendenza, più o meno come le droghe, è un po’ meno risaputo. Eppure è così, tanto che la dipendenza da telefonino sta iniziando ad essere studiata. Ci sono infatti due aree del cervello distinte e separate che vengono sollecitate, una risponde a stimoli farmacologici (è il caso ad esempio della cannabis), l’altra innesca la produzione di sostanze gratificanti, ed è il caso del gioco d’azzardo che fa aumentare la dopamina, un neurotrasmettitore. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare di facile intuizione, non è la vincita il motore primario per chi gioca, bensì l’emozione stessa del gioco, l’aspettativa, il desiderio. E’ quello che innesca la dipendenza, e tanto è più vicino, tanto più si rischia di restare intrappolati nel meccanismo.

I numeri dell’azzardo
Tra i fenomeni emergenti in questi ultimi anni – spiega uno studio dell’Osservatorio del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, che si occupa anche di dipendenze – sia tra gli studenti sia tra la popolazione generale, si osserva la diffusione del gioco d’azzardo. Nel 2014 il 45,0% degli studenti ha dichiarato di aver giocato nell’ultimo anno: in particolare 480.000 studentesse e 800.000 studenti ammettono di aver giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi. Analizzando le risposte fornite dagli studenti attraverso la somministrazione di un questionario validato a livello internazionale, i giocatori problematici e patologici nel 2014 sono stati circa l’8% degli intervistati con sensibili differenze tra i maschi e le femmine (13,5% vs 2,8%). Rispetto al 2013 si osserva una tendenza all’aumento sia tra i maschi (13,5% nel 2014 contro 13,0% nel 2013) che tra le femmine (2,8% nel 2014 contro 2,4% nel 2013). Come emerso già dallo studio del 2013, il comportamento del gioco d’azzardo è associato al consumo di sostanze psicotrope; infatti tra i ragazzi che riferiscono un gioco d’azzardo patologico si riscontra una percentuale di consumatori di sostanze illecite pari al 40% a fronte di un 32% di consumatori di sostanze illecite tra i giocatori d’azzardo “non problematici”.

La trappola psicologica
I gratta e vinci sono considerati i meno “insidiosi”; non percepiti nemmeno come giochi d’azzardo (e infatti vengono pubblicizzati come “lotteria istantanea”) e spopolano tra i giovanissimi proprio perché non visti come un “pericolo” dai gestori di bar e tabaccherie. Lo conferma una ricerca del Cnr che afferma che il 63% dei ragazzi già giocatori tra i 15 e 19 anni giocano proprio con i gratta e vinci. Inoltre, se la spesa pro capite per gli apparecchi elettronici è superiore ad ogni altra forma di gioco e raccoglie oltre la metà della spesa complessiva per gioco d’azzardo in Italia, il gratta e vinci si colloca come seconda voce di “spesa”, con un totale del 12.7% della raccolta.

La dipendenza
Una ricerca americana – pubblicata sulla prestigiosa rivista The Journal of Neuroscience – spiega come nei giocatori d’azzardo patologici l’impulsività si manifesta con sintomi simili alla dipendenza da sostanze stupefacenti, con una perdita dell’auto-controllo, la presenza di craving prima della giocata e la perseveranza nel gioco d’azzardo nonostante le conseguenze negative. I giocatori d’azzardo mostrano una anticipata richiesta di guadagno monetario che si manifesta come una tendenza ad anticipare temporalmente la gratificazione, particolarmente in presenza di stimoli correlati al gioco d’azzardo.