La maggioranza affossa il Salario minimo

Pd, M5S e Avs hanno votato contro la mozione di maggioranza sul Salario minimo. Il terzo polo si è astenuto.

No all’introduzione del Salario minimo. Il governo dovrà invece “raggiungere l’obiettivo della tutela dei diritti dei lavoratori attraverso una serie di iniziative, a partire dall’attivazione di percorsi interlocutori tra le parti non coinvolti nella contrattazione collettiva, per monitorare e comprendere motivi e cause della non applicazione”.

CAMERA, SECONDA SEDUTA DELLA XIX LEGISLATURA

Pd, M5S e Avs hanno votato contro la mozione di maggioranza sul Salario minimo. Il terzo polo si è astenuto

È quanto prevede la mozione di maggioranza approvata oggi dall’Aula della Camera con 163 voti a favore, 121 no (M5S, Pd e AVS) e 19 astenuti (i deputati del Terzo Polo). Respinti i testi delle opposizioni – a prima firma di Orlando, Conte, Richetti e Grimaldi – che non hanno accettato le riformulazioni proposte dal governo.

Conte: “La maggioranza di governo cala la maschera e mostra il suo vero volto agli italiani”

“La maggioranza di governo – ha commentato il leader del M5S, Giuseppe Conte – cala la maschera e mostra il suo vero volto agli italiani. In poche ore prima gira le spalle a chi ha stipendi da fame, votando contro il salario minimo a 9 euro l’ora proposto dal M5S; poi – non contenta – approva una mozione a favore della corsa al riarmo e dell’aumento delle spese militari. Il governo Meloni abbandona i lavoratori in difficoltà e ingrassa la lobby delle armi: un Paese alla rovescia”.

Ecco cosa prevede la mozione sul Salario minimo approvata dalla maggioranza

La mozione della maggioranza sul Salario minimo impegna il Governo “a raggiungere l’obiettivo della tutela dei diritti dei lavoratori non con l’introduzione del salario minimo, ma attraverso le seguenti iniziative: a) attivare percorsi interlocutori tra le parti non coinvolte nella contrattazione collettiva, con l’obiettivo di monitorare e comprendere, attraverso l’analisi puntuale dei dati, motivi e cause della non applicazione; b) estendere l’efficacia dei contratti collettivi nazionali comparativamente più rappresentativi, avvalendosi dei dati emersi attraverso le indagini conoscitive preventivamente svolte a livello nazionale, alle categorie di lavoratori non comprese nella contrattazione nazionale; c) avviare un percorso di analisi rispetto alla contrattazione collettiva nazionale, che, soprattutto in certi ambiti, coinvolge un gran numero di lavoratori, alla luce della frequente aggiudicazione di gare che recano in loro seno il concetto della «migliore offerta economica»”.

Il governo dovrà quindi “mettere in atto una serie di misure di competenza volte al contrasto dei cosiddetti contratti pirata in favore dell’applicazione più ampia dei contratti collettivi, con particolare riguardo alla contrattazione di secondo livello ed ai cosiddetti contratti di prossimità; favorire l’apertura di un tavolo di confronto che assicuri il pieno coinvolgimento delle parti sociali e del mondo produttivo sul tema cruciale delle politiche finalizzate alla riduzione del costo del lavoro e all’abbattimento del cuneo fiscale, al fine di rilanciare lo sviluppo economico delle imprese, incrementare l’occupazione e la capacità di acquisto dei lavoratori; porre in essere interventi e azioni volti a liberare risorse da altre voci della spesa pubblica per destinarle al mercato del lavoro e favorire l’occupazione che rappresenta il volano di crescita del nostro Paese, nonché implementare una serie di politiche attive volte a garantire una più veloce collocazione dei giovani nel mondo del lavoro (ad esempio, alternanza scuola lavoro)”.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 16:11
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