La Meloni in India rinnega se stessa

In India il premier Meloni tesse le lodi di Narendra Modi. Che nel 2014 accusava di guidare un governo terrorista.

La Meloni in India rinnega se stessa

Sbraitare, sbattere i pugni sul tavolo e gridare allo scandalo è facile quando ci si trova all’opposizione. Tutto cambia quando si passa la barricata e si è costretti a fare i conti con la realtà. Qualcosa che sta iniziando a capire Giorgia Meloni che è passata dall’aperta ostilità nei confronti dell’India per il caso dei marò, al tour a Nuova Delhi per incontrare il premier Narendra Modi e stipulare un partenariato strategico davvero inatteso.

In India il premier Meloni tesse le lodi di Modi. Che nel 2014 accusava di guidare un governo terrorista

Questo perché spulciando la pagina Facebook della leader di Fratelli d’Italia è molto semplice imbattersi in post, del tutto comprensibili, in cui manifestava l’insofferenza per l’ingiusta detenzione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, arrestati undici anni fa con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati al largo della costa del Kerala e finiti al centro di un contenzioso internazionale da cui ne sono usciti con l’assoluzione piena soltanto il 31 gennaio 2022.

Il leader di FdI accusò Monti, Renzi, Gentiloni e Letta di aver fatto poco e niente con Nuova Delhi

Ma la Meloni non si limitava a esprimere questo sacrosanto malessere perché si lanciava in feroci attacchi contro i governi di Mario Monti, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, e Enrico Letta, rei di aver fatto poco e niente con Nuova Delhi.

“Credo davvero che ci sia un grande lavoro che possiamo fare insieme e chissà che questo non mi porti a raggiungere le vette di consenso del primo ministro Modi che, come si sa, è il più amato al mondo” è una delle frasi pronunciate ieri dalla premier appena giunta sul suolo indiano. Ammirazione che, però, non sembrava altrettanto solida negli anni passati tanto che il 10 febbraio 2014 scriveva su Facebook che “per l’India chi svolge un servizio antipirateria (come i due marò, ndr) è terrorista. Per noi lo è un governo che da 2 anni tiene in ostaggio illegalmente i marò”.

Ebbene chi è che era al governo dello sterminato Paese? Proprio lo stesso Modi tutt’ora al potere e di cui oggi Meloni tesse le lodi. Sfortunatamente per la premier italiana, le sue pagine social sono letteralmente disseminate di giudizi tutt’altro che lusinghieri sull’omologo indiano e sul suo governo. Il 17 dicembre 2014 scriveva: “Un giorno nero per l’Italia. L’India continua a beffarsi dei nostri Governi. Il momento dei toni bassi è finito. I Marò devono tornare a casa; in gioco non c’è solo la loro vita, ma la dignità dell’Italia intera. Il mio editoriale su Il Tempo Quotidiano”.

Certo non si può negare che la Meloni abbia preso a cuore la vicenda dei due marò, come non si può negare che nel tempo ha proposto vari modi per fare pressioni sull’India. E in nessun caso si parlava di politiche di partenariato ma, al contrario, si parlava di interrompere – anche bruscamente – le relazioni con il nostro Paese.

Il 2 luglio 2013, sempre su Facebook, la leader tuonava: “La pazienza è finita. Fratelli d’Italia non permetterà che prosegua questa ostinata violazione del diritto internazionale ai danni della nostra Nazione e l’ingiusta detenzione dei nostri marò in India. Rimproveravamo all’esecutivo Monti la morbidezza con la quale aveva affrontato la questione ma siamo costretti a constatare che il governo Letta è riuscito a fare peggio”.

E quale sarebbe stata la possibile soluzione lo spiega subito dopo: “Chiediamo al governo un sussulto di dignità nazionale con l’interruzione immediata dei rapporti diplomatici con l’India, la chiusura della nostra ambasciata a Nuova Dehli e l’espulsione dei diplomatici indiani dall’Italia. Ma non solo. Il Governo italiano deve pretendere la convocazione del Consiglio dell’Unione Europea e del Consiglio della Nato per denunciare un atto di ostilità nei confronti dell’Italia ed esigere una durissima presa di posizione comune contro l’India”.

Ora, invece, si ritrova a stringere patti con quel Paese che, come scriveva nel 19 febbraio 2013, “(…) tiene in ostaggio i nostri marò in sfregio ad ogni norma di diritto internazionale, e alcuni suoi rappresentanti si permettono perfino di fare ironia su vicende della politica italiana. Tutto ciò dal pulpito di uno dei Paesi più corrotti al mondo, come certificato dalla stessa Commissione Centrale per la Vigilanza del Governo indiano, e che secondo l’Onu conta più di 600 milioni di poveri, più della metà della sua popolazione totale”.

Insomma alla fine non ha potuto che trionfare la ragion di Stato. E perfino Latorre e Girone, a cui la Meloni è indubbiamente stata sempre al loro fianco – pur se col tempo i suoi post sono diventati sempre meno frequenti -, lo hanno capito tanto da aver detto che è positivo il viaggio della premier in India.

Eppure, come si legge in un’intervista di Adnkronos del 27 febbraio 2023, i due sembrano sentirsi meno considerati di un tempo tanto che chiedono alla premier di “appoggiare il disegno di legge di Fratelli d’Italia per istituire una Commissione d’inchiesta che faccia luce sulla nostra vicenda” in quanto “tutti hanno il diritto di conoscere come si sono svolti i fatti, per restituire alla storia un caso limpido e non l’ennesimo mistero”.

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