La Meloni si è già scordata le emergenze

A sentire il capogruppo uscente di FdI Lollobrigida la priorità di Giorgia Meloni & Co sembra essere quella di rinfrescare la Costituzione.

Presidenzialismo, rivisitazione della norma che limita la sovranità del diritto comunitario su quello nazionale e, per non farsi mancare nulla, anche una mezza idea di rafforzare i poteri dei sindaci. Insomma a sentire Francesco Lollobrigida, capogruppo uscente di Fratelli d’Italia alla Camera, la priorità di Giorgia Meloni & Co sembra essere quella di rinfrescare la Costituzione piuttosto che affrontare il caro bollette o le questioni internazionali.

CONFCOMMERCIO INCONTRA GIORGIA MELONI

A sentire il capogruppo uscente di FdI Lollobrigida la priorità di Giorgia Meloni & Co sembra essere quella di rinfrescare la Costituzione

Del resto, come spiega a La Repubblica, “persino fra i padri costituenti ci fu un dibattito su come scrivere i principi del nostro ordinamento” e quindi è normale nonché logico pensare di dare una sistemata alla Carta, senza “toccare i valori fondanti” su cui è costituita, introducendo il tanto agognato “presidenzialismo che deve essere il punto di partenza di questa riforma”.

Eppure, stando alle parole di Lollobrigida, l’intervento di make up sembra essere piuttosto pesante visto che dice che FdI vuole “rafforzare il principio della sussidarietà, serve che i sindaci – elementi di prossimità con i cittadini – abbiano più poteri” e, argomento ancor più spinoso, si dice pronto a rivedere “il principio della sovranità del diritto comunitario su quello nazionale che è oggetto di dibattito anche in altri Paesi”.

Un punto, quest’ultimo, che sicuramente ha fatto suonare le sirene d’allarme a Bruxelles e che sembra smentire quanto andava dicendo la Meloni in ogni comizio tanto sul suo “convinto europeismo”. E se qualcuno spera che Matteo Salvini possa far ragionare l’alleata allora resterà deluso. Il chiodo fisso del Capitano, infatti, è recuperare consensi soprattutto al Nord visto che ha già detto che il primo Consiglio dei ministri, a parer suo, dovrà occuparsi dell’antico cavallo di battaglia del Carroccio ossia l’autonomia da concedere alle Regioni.

Davanti a queste proposte c’è da chiedersi se non sia una manovra delle destre per nascondere sotto la sabbia problemi ben più urgenti oppure se tutti gli italiani non abbiano preso un abbaglio visto che erano convinti che i primi passi del prossimo governo sarebbero dovuti essere incentrati su tutt’altro. Timori legittimi visto che per via di queste inedite elezioni autunnali, il coefficiente di difficoltà del prossimo Esecutivo sarà alle stelle in quanto dovrà lavorare a tappe forzate per portare a casa la legge di bilancio.

Questo perché il cambio al vertice di Palazzo Chigi avverrà nel pieno di una crisi globale, tanto che sull’Italia e l’Europa incombe l’incubo di una nuova recessione, e proprio nel momento in cui si deve preparare l’ex legge finanziaria. Che questa sia una priorità lo si capisce anche dal fatto che è già chiaro a tutti che la prossima legge di Stabilità non potrà vedere la luce entro la deadline del 20 ottobre visto che la prima seduta del nuovo Parlamento ci sarà soltanto il prossimo 13 ottobre.

Proprio per questo, come auspicato dal cofondatore di FdI Guido Crosetto durante la maratona elettorale, sarebbero in corso delle interlocuzioni con il premier Mario Draghi per avere una base di partenza da usare per redigere l’atto. Per non parlare del fatto che tra le priorità del prossimo Governo c’è anche il Piano nazionale di resilienza e ripartenza (Pnrr) visto che Meloni & Co. in campagna elettorale hanno più volte ribadito l’intenzione di volerlo ricontrattare con Bruxelles.

Può sembrare una cosa di poco conto ma questo è un fronte inedito e che forse non era neanche il caso di riaprire visto che sarà dura, sia per via delle scadenze che dei paletti esistenti, riuscire a ottenere quel che Fratelli d’Italia e soci desiderano. Anzi se davvero si dovesse andare in questa direzione, è perfino possibile arrivare allo scontro con Bruxelles e, chissà, perdere parte di quei 222,1 miliardi di euro che l’allora premier Giuseppe Conte aveva portato a casa sorprendendo davvero tutti.

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