La Migranti Spa si allarga. Un business da più di un miliardo che va a finire nelle tasche dei soliti noti

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di Stefano Sansonetti

Il “giochino” è semplice e cinico. Un po’ come quell’imprenditore che dopo il terremoto dell’Aquila si fregava le mani pregustando il sapore di lucrosi appalti per la ricostruzione. Se si parla di migranti è più o meno la stessa cosa. Quando il Mediterraneo si riempie di barconi sono ormai in molti a fiutare un business a dir poco in evoluzione. In primis c’è l’ “affare” dell’accoglienza. Quanto vale? Ora come ora ha superato il miliardo di euro l’anno. Una cifra “monstre”, alimentata da un’autentica “polverizzazione” dei centri, così frammentati da impedire seri presìdi e controlli. Secondo i dati più aggiornati, ma costantemente in evoluzione, al momento il sistema dell’accoglienza riguarda circa 90 mila persone.

LA MAPPATURA
La loro effettiva distribuzione sul territorio, in realtà, è aggiornata alla fine di giugno, quando in Parlamento il ministro dell’interno, Angelino Alfano, riferì della presenza di 78 mila persone nei centri italiani (già abbondantemente aumentate). Di queste, 48 mila si trovavano in 1.657 Strutture temporanee gestite dalle prefetture. Altre 20 mila nelle strutture del circuito Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) gestito degli enti locali. Una rete, quest’ultima, in cui spiccano più di 400 centri e altrettanti comuni coinvolti. Infine 10 mila migranti si trovavano in 14 Centri governativi per richiedenti asilo (tra cui i famosi Cara, ovvero i Centri di accoglienza per richiedenti asilo come quello siciliano di Mineo). In buona sostanza in Italia abbiamo la bellezza di tre piani di gestione del fenomeno migratorio. Forse troppi, soprattutto per garantire un corretto svolgimento delle procedure di appalto.

UN ESERCITO
Ma come si arriva a sfondare il miliardo di euro nella stima del valore economico dell’accoglienza? Ufficialmente, secondo i dati aggiornati al 7 settembre scorso, i migranti arrivati in Italia nel 2015 sono 121.745. In tutto il 2014 erano stati 170 mila. Attenzione però: i migranti che arrivano non necessariamente diventano ospiti nei Centri di accoglienza. Per quanto riguarda questi ultimi, come detto, i dati più aggiornati parlano di circa 90 mila persone ospitate nei vari centri. Ora, in base a una rilevazione effettuata dal circuito delle strutture gestite dagli enti locali, il costo medio giornaliero di un migrante è di 35 euro. Moltiplicando 35 euro giornalieri per i 90 mila migranti presenti in Italia, viene fuori una spesa giornaliera statale di 3 milioni e 150 mila euro. Il che significa che il costo annuo del sistema è di 1 miliardo a 150 milioni di euro. Questo, in teoria, dovrebbe essere il valore della solidarietà prestata dallo Stato. Poi però la cifra va a finire nel girone dantesco degli appalti predisposti per la gestione delle varie strutture di accoglienza. Chi si spartisce la torta? Più o meno sempre i soliti noti, un mix di coop rosse e coop bianche che, volendo fare una battuta, sembrano tutte “Cara e Chiesa”. Si prenda il Cara (Centro di accoglienza) più grande o costoso, quello di Mineo, il cui appalto triennale vale poco meno di 100 milioni di euro. Qui c’è un raggruppamento al cui interno svetta il Consorzio Sisifo, colosso della Legacoop (che rappresenta le coop rosse). Sisifo, tramite le sue consorziate, gestisce anche il Cara di Foggia e ben 6 progetti degli enti locali in Sicilia. Di più, perché sempre Sisifo ha gestito dal 2007 al 2014 il Centro di Lampedusa e dal 2010 al 2014 il Cara di Elmas a Cagliari. Da qualche mese, invece, Elmas è gestito dal Consorzio Casa della Solidarietà, che ritroviamo insieme a Sisifo nella gestione di Mineo. Casa della solidarietà è legato all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, a suo volta inserito nell’Arcidiocesi di Roma. Quest’ultima nei mesi scorsi ha negato l’esistenza di legami diretti, ma fino a poco tempo fa i numeri di telefono erano gli stessi.

GLI ALTRI
Ancora, tra i big della gestione del Centro di Mineo c’è La Cascina, cooperativa vicino a Comunione e Liberazione. E poi le Confraternite. Il Centro di Lampedusa, fino a poco tempo fa gestito da Sisifo, adesso è in mano alla Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia, che su tutto il territorio nazionale riunisce la bellezza di 700 Confraternite. La stessa Confederazione delle Misericordie, poi, ha in mano la gestione del Cara calabrese di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto. Altro “player” di riferimento è la cooperativa Auxilium, un tempo molto vicina a La Cascina (quella di Comunione e Liberazione). Auxilium oggi gestisce il Cara di Bari Palese, il Cara di Castelnuovo di Porto (Roma) e il Cara di Pian del Lago a Caltanissetta. Insomma, nomi che ricorrono e si incrociano. Molti dei quali, peraltro, lambiti dalle inchieste più recenti.

Twitter: @SSansonetti