La minoranza Dem è già implosa sulla legge elettorale. Spaccato il fronte dei dissidenti. Alla fine molti staranno col premier

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Altro che Nichi Vendola e il tormentone “ma che stai a dì?”. Gaetano Quagliariello, coordinatore Ncd, batte tutti al punto da superare anche il politichese di democristiana memoria. “Quando si decide su regole del gioco di portata costituzionale, molto meglio che ciascuno si assuma le proprie responsabilità al riparo da “forzature” regolamentari. Che, insomma, non si ricorra né al voto di fiducia né al voto segreto”. Avrà voluto dire che gli alfaniani si tirano fuori? Oppure la colpa è degli altri noi siamo innocenti”? O è un modo per dire che legge elettorale non piace ma non hanno il coraggio di dirlo non volendo andare a casa in anticipo? Dubbi che solo l’Aula potrà sciogliere.

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Il “bolide” che il premier ha deciso di mandare in pista, appesantito dalla solita sceneggiata recitata dalla minoranza del partito (già implosa)del “vorrei ma non posso”, muove della direzione e del rinnovamento. Certo, questo Italicum non è la miglior legge elettorale, ma è sempre meglio che nulla. E il nulla offerto dalla minoranza Dem è la peggior cosa che si possa consegnare agli italiani. I quali, a dire il vero, avranno pure altre priorità, ma non possono certo essere trattati come merce di scambio. Dunque la partita dell’Italicum è tutta interna al Pd, che non è chiamato a votare sulla legge elettorale, ma sulla leadership del Paese e del partito: o con Renzi o contro Renzi. Ora, non dopo, visto che il premier non teme nessun risultato. Per lui, comunque vada, sarà un successo. E c’è da scommetterci che quelli che oggi si definiscono dissidenti, domani potrebbero sostenerlo. Tutti gli altri attori della gara sono solo spettatori, inconsapevoli o coscienti a seconda del disegno politico perseguito. Collocare le caselle nella giusta posizione è molto semplice: la Lega starà a guardare, Forza Italia e grillini staranno a urlare, facendo finta di fare opposizione, mentre l’Ncd subirà in silenzio. Due elementi, su tutti, danno la misura del quadro sin qui delineato.

L’ACCELERAZIONE
“Credo che ci siano le condizioni per arrivare in tempi rapidi all’approvazione di una legge elettorale che colga gli obiettivi che ci siamo sempre prefissati”, sostiene il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, “ovvero garantire la governabilità in questo Paese e combattere la frammentazione del sistema politico e di farlo in tempi rapidi”. Non si tratta, dunque,di una prova muscolare da parte del premier, che delega il suo vice a diffondere il verbo, quanto della esemplificazione del ragionamento di partenza. O con Renzi o contro di lui. E l’Italicum, fiducia o no, deve passare. E proprio perché questo è il tema di fondo si dice che i “verdiniani” non tradiranno la linea di Forza Italia e, assicurano, voteranno sì alla pregiudiziale di costituzionalità all’Italicum presentata dagli azzurri alla Camera. I fedelissimi del principale artefice del Nazareno, Denis Verdini, smentiscono le voci sul cosiddetto “‘soccorso azzurro” a Renzi in Aula e precisano: “Abbiamo già marcato la nostra differenza con il cosiddetto documento dei 17 a difesa del patto sulle riforme, lo scorso marzo, e, siccome siamo leali, ora voteremo come indicato dal presidente Berlusconi”. Ora, non dopo.

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