Renzi prepara il lanciafiamme del congresso dem. E Orfini fa gli auguri a Gentiloni: non arriverà al 2018

dalla Redazione
Politica

La rottura del Partito democratico è conclamata. Con il segretario Matteo Renzi che è pronto ad aprire la sfida congressuale. “Il nostro compito è individuare percorso come Pd da qui ai prossimi anni. Due le alternative: o si fa congresso o non si fa congresso. Io credo che bisogna fare il congresso. Domenica l’assemblea deciderà se farlo e non farlo. E sarà l’assemblea a definire le modalità delle candidature”, ha affermato nel corso della direzione nazionale del Pd. E quindi ha ribadito la volontà di andare al voto nel 2017: “Nell’arco dei prossimi mesi andremo al passaggio elezioni politiche. Noi no abbiamo paura di un confronto”. Nel giorno della presentazione del Governo, poi, il presidente del partito, Matteo Orfini, fa gli auguti a modo suo a Paolo Gentiloni: “È inconcepibile che la legislatura arrivi al termine, siamo al governo con forze alternative a noi e questo è stato accettabile perché natura era di legislatura costituente. A questo punto resta da affrontare la legge elettorale”.

Uno dei leader della minoranza dem, Roberto Speranza, è arrivato a chiedere a Renzi di precisare chiaramente se vuole la scissione, cacciando gli avversari interni durante il dibattito nella direzione a largo del Nazareno.  “C’è o non c’è spazio ancora in questo partito? Il mio seggio è a disposizione, ma quello che non si può immaginare di fare è pretendere che si rinunci alle proprie idee o non è più il Pd”, ha affermato l’ex capogruppo del Pd alla Camera. “Renzi deve dircelo con chiarezza, senza nascondersi dietro agli insulti su Internet e le manifestazioni organizzate davanti al Nazareno”, ha incalzato Speranza, suscitando le reazioni della sala.

Sul presidente incaricato, l’esponente della sinistra dem ha lasciato intendere di volere mani libere: “Appoggiamo Gentiloni, ma serve un cambio di rotta nelle politiche. Così la sinistra non ha senso, noi non siamo più noi stessi e il Pd è destinato a morire”. Sulle modalità di confronto, Speranza è stato categorico:  “Serve un congresso serio non la rivincita del capo irritato per come è andato il referendum”. Abbastanza netto anche il giudizio sullo strumento delle primarie. “Il congresso non sia il votificio della domenica mattina”. Ammesso che ci sia qualche candidato delle minoranze.