La Natività è Cosa nostra. Sfregio mafioso a Caravaggio. Il quadro sezionato e venduto da Badalamenti. Le rivelazioni dei pentiti portano in Svizzera. Riaperta l’inchiesta

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Un mistero che dura dal 1969 e su cui adesso i magistrati tornano a indagare. La Procura di Palermo ha infatti riaperto l’inchiesta sul furto della Natività del Caravaggio, l’opera rubata la notte del 17 ottobre del 1969 nell’oratorio di San Lorenzo. Da allora il silenzio, tra mille tesi. Ora la Procura è tornata ad indgare, grazie soprattutto al lavoro svolto dalla commissioni Antimafia presieduta da Rosi Bindi. È nelle pagine della relazione stilata in merito, infatti, che si scopre che la pista che si sta battendo porta dritti in Svizzera.

Determinante, per ammissione della stessa Antimafia, è stata la testimonianza resa dal pentito Giuseppe Grado che, al tempo, pur essendo latitante, era stato incaricato da Stefano Bontade “a sovrintendere il territorio della famiglia mafiosa di Palermo-centro”. Due giorni dopo la scomparsa dell’opera, racconta Grado in audizione, arriva a Palermo il boss Gaetano Badalamenti: “Dice che hanno rubato ‘sto quadro che ho sentito che ha un valore inestimabile”. Grado si mette immediatamente al lavoro per ritrovare l’opera, contattando un “consigliere” di Giuseppe Di Maggio, al tempo capo della famiglia di Brancaccio. In poche ore si viene a sapere che il quadro “è conservato in un quartiere malfamato di Palermo”. Era stato rubato non da Cosa nostra, ma da un’autonoma “batteria di ladri” che, in cambio di “4-5 milioni”, cede il quadro a Bontade che, a sua volta, lo nasconde in una grotta di San Cir Maredolce. Dopo pochi giorni , però, l’opera viene spedita a Cinisi, proprio a casa di “Zio Tano”.

Ma per quale ragione? È presto detto: “secondo Grado – si legge nella relazione – il capomafia era collegato a un trafficante di opere d’arte di origini svizzere”. Dopo poche settimane, infatti, il trafficante arriva a Cinisi. E si giunge all’accordo: “l’opera, per essere venduta con maggiore facilità, sarebbe stata tagliata in più parti”. E così accade, secondo Grado. “Il Caravaggio – si legge ancora nella relazione – parte da Cinisi intero, mentre la divisione in quattro parti […] sarebbe avvenuta in Svizzera”. L’operazione, dice ancora il pentito, dura solo pochi mesi. Il trafficante rivende i vari “pezzi” dell’opera e torna poi a Palermo per “ripagare” l’impegno di Badalamenti. E lo fa profumatamente, considerando che a Grado il boss consegnò, per il suo impegno, una busta con 50mila franchi svizzeri. Ma chi è questo trafficante? Ci sarebbero anche un nome e un volto, per ora secretati, che Grado stesso avrebbe riconosciuto in Antimafia. Ora i pm sono sulle tracce di “mister X”.

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