La Notizia contro Tremonti

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da Dagospia

Il decreto 185 del 2008, che ha consentito alle società di rivalutare il loro cespiti immobiliari, è stato emanato su proposta del ministro dell’economia e delle finanze, che all’epoca era Giulio Tremonti. Nessuno ha mai scritto che il provvedimento abbia favorito solo gli immobili di Sergio Scarpellini, ma ovviamente anche quelli. Questa è la verità dei fatti, al di là delle citazioni latine del prof. Tremonti.

Stefano Sansonetti

Ecco come Tremonti aiutò Scarpellini e i palazzinari

Dopo il Senato anche l’ex ministro dell’economia, Giulio Tremonti, prova a prendere la distanze da Sergio Scarpellini, ovvero dal “palazzinaro” della Casta che da quasi vent’anni fa soldi a palate affittando i suoi immobili romani alle istituzioni pubbliche. L’ex titolare del Tesoro, attraverso il sito Dagospia che aveva ripreso l’inchiesta dedicata all’immobiliarista, ha provato a polemizzare con La Notizia, sostenendo che da parte sua non c’è stato in passato nessun favore particolare a Scarpellini. L’articolo ha raccontato come tra il 2007 e il 2008 il patrimonio immobiliare dell’imprenditore, pur immutato nella sua estensione, sia cresciuto di valore passando da 494 milioni a 1,2 miliardi di euro. Cifra, quest’ultima, che emerge anche adesso dall’ultimo bilancio disponibile (2012) della società dell’immobiliarista, la Milano 90. Lo stesso documento contabile, del resto, in più passaggi spiega proprio che l’origine di questa maxirivalutazione in bilancio va rintracciata nel decreto legge 185 del 28 novembre 2008. In quella data il ministro dell’economia era proprio Giulio Tremonti, su proposta del quale il provvedimento fu emanato. In una lettera inviata l’altro ieri a Dagospia, l’ex ministro ha provato a giustificarsi dicendo che non si è trattato di un “privilegio” riservato solo a Scarpellini, “quanto piuttosto di una normativa a carattere generale e per questo aperta all’intero settore immobiliare”. Peccato che La Notizia, senza peraltro entrare nel merito dell’effetto virtuoso delle norme, non avesse mai negato la valenza generale del provvedimento, limitandosi semplicemente a ricordare che tra i tanti immobiliaristi-palazzinari beneficiati nei loro bilanci c’era senza ombra di dubbio lo stesso Scarpellini. Esito che, in ultima analisi, lo stesso Tremonti non nega. Nei giorni scorsi, poi, l’inchiesta su Scarpellini era stata presa di mira anche dal Senato, oggi presieduto da Pietro Grasso, che ha fatto notare come i contratti tra l’immobiliarista e palazzo Madama siano stati interrotti il 30 aprile del 2013. Peccato che l’articolo parlava degli incassi che la Milano 90 ha ottenuto dal Senato nel 2012, anno dell’ultimo bilancio disponibile. In ogni caso ha senso, per palazzo Madama, prendere le distanze da Scarpellini dopo che per anni gli ha versato lauti affitti con i soldi dei contribuenti?