La nuova “renzata” sulle Unioni civili: via la stepchild dal testo e fiducia su un maxiemendamento

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Alla fine le unioni civili sono state sacrificate. Le riforme di Matteo Renzi, ancora una volta, si piegano alla realpolitik. E così si lavora a una specie di maxi-emendamento che il Pd presenterà già mercoledì al Senato, alla ripresa dei lavori dell’Aula sulla legge sulle unioni civili. Dal disegno di legge, con quel nuovo testo, verranno eliminati tutti i riferimenti all’adozione del figlio del partner. Oggi stesso il presidente del Consiglio ha fatto il punto con i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda. Quest’ultimo presiederà l’assemblea dei senatori che ratificherà la proposta del segretario che ha annunciato la sua presenza alla riunione di Palazzo Madama. Lì non troverà un clima troppo disteso. Non è solo la minoranza del partito a non aver apprezzato l’uscita del capo del governo, ma anche le correnti di sinistra che collaborano fin dall’inizio con Renzi, quella dei Giovani Turchi ma anche quella di Sinistra è cambiamento, che al governo esprimono rispettivamente il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il ministro dell’Agricoltura e uomo forte in Lombardia Maurizio Martina. La minoranza bersaniana aveva risposto a Renzi chiedendo di lasciar votare l’Aula sulla stepchild adoption. Ma la questione sembra già archiviata, la strada sembra davvero quella di un ddl sulle adozioni – di ogni tipo etero e omo – da incardinare alla Camera per avviare un iter più semplice (a Montecitorio la maggioranza è più larga).

Basta rinvii, chiudere velocemente: è questa la parola d’ordine. Quindi l’adozione del figlio acquisito va sacrificata a beneficio della rapidità, dell’approvazione entro questa settimana. L’assemblea si annuncia movimentata. Ma la questione è tanto complicata che a fare da simbolo di un’intera vicenda potrebbe essere il fatto che a votare no, al termine dell’assemblea Pd, potrebbe esserci non solo Sergio Lo Giudice (omosessuale, sposato in Norvegia e padre di un bambino avuto con la maternità surrogata negli Usa), ma anche Monica Cirinnà, madre del disegno di legge che ha difeso fino all’ultimo, da destra, da sinistra, dal centro. Invano, evidentemente.