La pandemia rialza la testa: impennata di casi in tutte le Regioni. A livello nazionale i nuovi contagi salgono del 58,9%

La pandemia rialza la testa e non c'è nessuna regione che può dirsi al sicuro. A livello nazionale salgono del 58,9% i nuovi contagi

Dopo mesi di relativa calma che facevano presagire la fine della pandemia, il Covid torna a fare paura. In pochi giorni e complice la nuova variane Omicron 5, sembra di essere tornati indietro a un anno fa quando i contagi crescevano a un ritmo vertiginoso e la campagna vaccinale stentava a decollare.

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Eppure la pura e semplice realtà è che siamo di fronte all’ennesima nuova ondata con una crescita poderosa dei casi. E questa, stando all’ultimo report della fondazione Gimbe, non risparmia nessuna regione. Si va dal +31,3% in sette giorni registrato in Valle d’Aosta, al valore fuoriscala del Friuli-Venezia Giulia dove si segna un +91,5%.

Su scala nazionale la crescita dei nuovi contagi ha toccato vette che non si vedevano da mesi, segnando un complessivo +58,9%. “Assistiamo a una netta impennata dei nuovi casi settimanali che si attestano intorno a 255mila, con una media mobile a sette giorni che supera quota 36mila casi al giorno”, commenta il presidente Nino Cartabellotta. Fortunatamente viene rilevata anche una lieve flessione nel numero dei decessi riconducibili al Covid che nella settimana oggetto d’indagine sono stati 337, ossia -19% rispetto ai sette giorni precedenti.

La pandemia rialza la testa in tutta Italia

Davanti a uno scenario simile, sono inevitabili le ripercussioni sul sistema sanitario. Certo al momento la situazione è sotto controllo ma, nella settimana dal 15 al 21 giugno, la pressione sugli ospedali inizia a farsi sentire visto che i ricoveri ordinari sono saliti del 14,4% mentre quelli delle terapie intensive segnano un +12,6%.

“Sul fronte degli ospedali l’incremento dei nuovi casi ha determinato un’inversione di tendenza nei ricoveri sia in area medica che in terapia intensiva” ha spiegato il direttore operativo di Gimbe, Marco Mosti. Lo stesso fa notare che i posti letto occupati in area critica passa dal minimo di 183 del 12 giugno ai 206 del 21 giugno; quelli in area medica, sono passati dai 4.076 dell’11 giugno, ai 4.803 del 21 giugno.

Numeri per effetto dei quali il tasso nazionale di occupazione dei posti letto in area medica tocca quota 7,5% (una media che va dal minimo del 3,6% registrato in Piemonte, al massimo del 17,2% di Umbria e Sicilia) mentre quello in area critica arriva al 2,2%.

L’appello alla responsabilità

Stando così le cose con la pandemia che rialza la testa, c’è da chiedersi come debba orientarsi la politica per rispondere in modo adeguato a questa nuova ondata. Secondo il presidente Cartabellotta bisogna tenere alta la guardia perché “in questa fase della pandemia è fondamentale ridurre la circolazione virale, in particolare indossando la mascherina nei locali al chiuso, specialmente se affollati o poco ventilati”.

Poi bisogna riprendere con decisione “la campagna vaccinale in tutte le persone a rischio di malattia grave”. È necessario “aumentare la copertura con la terza dose negli over 50 e con la quarta dose in tutte le persone vulnerabili incluse nella platea”. Stando ai dati forniti dalla fondazione, infatti, “sono 6,85 milioni le persone di età superiore a 5 anni che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino”. Di questi ben “4,03 milioni sono attualmente vaccinabili” e corrispondono “al 7% della platea”.

Cosa più importante, sempre secondo Gimbe, è la necessità di “evitare di disorientare la popolazione con proposte antiscientifiche e rischiose per la salute pubblica, quale l’abolizione dell’isolamento per i positivi”.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 13:06
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