La partita del direttorio. Pressing su Conte a capo del Movimento. Grillo pronto a benedire l’ex premier. E una nuova modifica allo Statuto

GIUSEPPE CONTE
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Aumenta il pressing dell’universo grillino su Giuseppe Conte. Tra i primi a tentare l’avvocato, per una discesa nel campo pentastellato, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Che ha definitivamente sgombrato il campo dagli equivoci di una presunta conflittualità tra i due. L’ex capo politico dei Cinque Stelle si è augurato che il Movimento “lo possa accogliere a braccia aperte il prima possibile perché è una grande risorsa per il Paese e incarna i nostri valori”. Uguale apertura è arrivata dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede.

E, ieri, dalle pagine del Fatto quotidiano a invocarlo come “capo politico, da solo o affiancato da una segreteria” è stata la vicepresidente del Senato Paola Taverna. “Una persona così preziosa per l’Italia deve avere un ruolo fondamentale nel M5S”, ha scritto Carla Ruocco. “Per battere il centrodestra” si potrebbe fondare “un nuovo partito, ma stando ai sondaggi porta via voti al M5S e al Pd e si crea un danno ai due partiti di riferimento”, quindi “preferisco che Conte dia una mano al M5S”, ha detto Rocco Casalino. Come leader? “Sì, ma di un M5S che va totalmente riformato”, ha replicato.

Si sa che Beppe Grillo sarebbe pronto a sostenere l’avvocato se questi decidesse di fare un passo avanti. E già c’è chi ragiona su una modifica statutaria per ricavargli uno spazio ad hoc o per consentirgli di partecipare alla corsa per il comitato direttivo che conterà cinque membri. E in quest’ultimo caso potrebbe emergere come primus inter pares. Del comitato faranno parte oltre che esclusivamente gli iscritti prima del 30 giugno 2020, un massimo di due componenti per i parlamentari nazionali, un massimo di due membri di governo ed anche due parlamentari europei e/o due consiglieri regionali e/o due consiglieri comunali.

E’ previsto che i membri siano in regola con le rendicontazioni e le restituzioni. Per ora le candidature sono al palo. Si sono fatti avanti l’europarlamentare Dino Giarrusso e il consigliere capitolino M5S Paolo Ferrara. Nel frattempo alla Camera e al Senato si stanno organizzando i parlamentari espulsi per aver negato la fiducia al governo Draghi. Alla Camera è stata ufficializzata la costituzione della componente del gruppo Misto “L’alternativa c’è”, formata da 13 deputati ex M5S. Mentre a Palazzo Madama si contano al momento 6 parlamentari che daranno vita alla componente che si chiamerà allo stesso modo.

Che nei fatti rappresenta un riferimento al contrario allo slogan “there is no alternative” usato da Margaret Thatcher. In prospettiva, per la costituzione di un gruppo autonomo (minimo 10 senatori), gli ex 5S si sono organizzati per utilizzare il simbolo di Idv. Della partita non dovrebbero essere Lezzi e Morra che vogliono restare nel Movimento. Alcuni senatori sono in stand by in attesa di valutare gli sviluppi del ricorso contro il Movimento. Diversi hanno dato mandato al loro legale di impugnare l’espulsione dal gruppo chiedendo il reintegro. In piedi è anche una sorta di class action che vede in prima fila il senatore Elio Lannutti.