La pazza idea dei rottamati, fondare un nuovo Ulivo. E chiudere con Verdini

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Attendere il crollo del renzismo. Per poi raccoglierne l’eredità. Archiviando l’esperienza del Partito democratico in favore di un “nuovo Ulivo”. Con la possibilità, nemmeno troppo remota, che la sigla Pd finisca in soffitta, perché ha ormai assunto “un’accezione negativa a causa della modifica genetica a cui è stata sottoposta con la leadership renziana”, spiegano i possibili registi dell’operazione. Il progetto del centrosinistra, dunque, parte da una visione a largo raggio con la volontà di riannodare un dialogo con la base elettorale. Senza più suggestioni centriste, né sponde con Verdini. Ma per necessità si ragiona su tempi non strettissimi, ammettendo l’impossibilità di un confronto proficuo con Matteo Renzi. Il motivo è anche strategico: bisogna “posizionarsi” per essere pronti al momento in cui il presidente del Consiglio finirà – secondo queste previsioni – in disgrazia (politica). “Dobbiamo pure mettere in conto la possibile vittoria del sì al referendum. Con il conseguente prolungamento della stagione renziana, i cui tempi saranno comunque più brevi rispetto a quanto pensabile”, ragiona un deputato interessato a una sinistra riformista diversa dall’attuale Pd. Ma su quali idee si baserebbe il nuovo Ulivo? “Prima di tutto non dobbiamo consegnare il tema dei costi della politica e della trasparenza al Movimento 5 Stelle. La questione può essere discussa seriamente senza scadere per forza nel populismo”, sottolinea il parlamentare.

SELEZIONE
Nel “casting” della sinistra riformista post Renzi farebbero fatica a trovare spazio i fedelissimi renziani. Inclusi i Giovani Turchi di Matteo Orfini e Andrea Orlando, che nel corso dei mesi si sono appiattiti molto sulla posizione del segretario. E spesso proprio Orfini è stato protagonisti scontri “corpo a corpo” con la minoranza dem. Uno di quelli che invece è sempre stato fedele allo spirito ulivista è Pier Luigi Bersani. “Qui si respira un bel profumo di Ulivo”, ha dichiarato a una convention della sua corrente. E in quell’occasione l’ex segretario dem ha elogiato il “centrosinistra geloso dei suoi valori e delle sue tradizioni, geloso di vincere con i propri valori. Un centrosinistra capace di portare i suoi valori nella modernità”. Anche Enrico Letta, principale vittima della scalata renziana, avrebbe i titoli per un ruolo. Addirittura ha preferito dimettersi da deputato per stare lontano dalle beghe di partito. E gli ex Sel? Tutto dipende dalla piega che prenderà Sinistra italiana. Mentre Roberto Speranza deve evitare di dialogare con Renzi. Di sicuro ci sarebbe spazio per uno come Pippo Civati, attualmente impegnato a consolidare il movimento Possibile.

CAMBIAMENTO
Il progetto di un “nuovo Ulivo” si avvicina insomma all’identikit della sinistra tracciato da Massimo D’Alema. Che paradossalmente in passato non è mai stato un “ulivista”, a differenza di molti altri ex Ds, come Bersani. Tuttavia, a scanso di equivoci, il Lìder Maximo “resterà fuori”, giura chi ha raccolto i suoi ragionamenti. Peraltro l’ex ministro degli Esteri ha anche ribadito nell’ultima intervista rilasciata di non avere “l’età per fondare nuovi partiti”. Il contributo dalemiano dovrebbe quindi essere circoscritto a qualche suggerimento. “L’obiettivo – garantisce chi manifesta interesse al progetto – resta quello di offrire un profilo di cambiamento. Senza per questo rinunciare all’esperienza”.