La Pec è un disastro Capitale, al Comune di Roma non funziona nemmeno la posta elettronica

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di Stefano Sansonetti

A sentir loro è tutto normale e non ci sono colpe da assegnare. Ma in quale altra grande capitale europea, per non dire mondiale, si rischia di stare una settimana senza Pec, ovvero il tanto sbandierato servizio di posta elettronica certificata? E soprattutto, in quale altra grande città può capitare che la manutenzione del servizio avvenga nel pieno di una settimana lavorativa? Purtroppo a Roma, affidata ancora per poco alle cure del commissario Francesco Paolo Tronca, piove sul bagnato. Ma quello che sta accadendo da un punto di vista informatico ha quasi dell’incredibile. Dalle ore 18 di domenica scorsa, infatti, è sospeso il servizio di posta elettronica certificata. In poche parole nessuno può interfacciarsi con il Comune per il tramite della Pec (cosa che nuoce anche alla stessa amministrazione). La motivazione, data sbrigativamente dal Campidoglio qualche giorno fa, è che è in atto la “migrazione del servizio verso un nuovo ente certificatore”.  Ma che diavolo vuol dire ente certificatore?

IL DETTAGLIO
In pratica si tratta di società a cui ci si deve rivolgere per avere un attestato elettronico che collega i dati della firma ad una persona e conferma l’identità del proprietario della casella di posta. Può sembrare astruso, ma è una della tante facce del “business” della Pec. Ebbene, il Campidoglio ha da poco scelto un nuovo ente certificatore che risponde al nome di Infocert, una società che attraverso una serie di holding fa capo a un gruppo di Camere di commercio, a partire da quelle di Torino e Padova. Per completare il passaggio a questo nuovo ente, dice il comune, è stato necessario sospendere il servizio di posta elettronica certificata dalle ore 18 di domenica fino al 15 (oggi). Da domani il servizio dovrebbe essere ripristinato, anche se basta recarsi al Comune per ascoltare funzionari che consigliano ai cittadini di farsi risentire verso il 17 giugno, o ancora meglio la prossima settimana. Un dato è certo: negli ultimi tre giorni l’interlocuzione tramite pec è stata letteralmente congelata: dalle notifiche di natura più varia fino al dialogo con i consolati e le ambasciate italiane all’estero. Una situazione esasperante, che probabilmente solo a Roma poteva verificarsi senza adeguate alternative o contromisure. Del resto, ad aggiungere il carico, ci si è messa anche una procedura di appalto a dir poco farraginosa che l’anno scorso ha portato ad assegnare a Fastweb e Selex Es (gruppo Finmeccanica) i “servizi di sviluppo, manutenzione, gestione applicativa, hosting dei portali web e di posta elettronica e posta elettronica certificata per Roma capitale”. Il tutto per un esborso di 7,6 milioni. In sostanza sono Fastweb-Selex a curare la gestione della Pec del Campidoglio. Mentre Infocert sta subentrando nel ruolo di certificatore.

IL PRECEDENTE
Lanciato dal Comune il 21 luglio del 2014, quando sindaco era Ignazio Marino, è stato aggiudicato in via definitiva quasi un anno dopo, ossia il 15 maggio del 2015. In mezzo c’è stata un’aspra polemica sollevata dal raggruppamento arrivato secondo. Parliamo del terzetto Telecom, Engineering e Ancitel, che aveva fatto ricorso al Tar contro l’aggiudicazione a beneficio di Fastweb e Selex. Alla fine, però, queste ultime hanno avuto la meglio. E si era pensato che il servizio Pec fosse pronto a volare. Invece quest’anno ci si è messa pure la sostituzione dell’ente certificatore con conseguente sospensione del servizio.