La Pietà di Amatrice diventerà una canzone. Branduardi è rimasto colpito della foto a cui ha dato il nome. Lo scatto è di Grillotti. Finora oltre 15 milioni di visualizzazioni

di Marco Castoro
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Il terremoto del 24 agosto resterà immortalato nel tempo non solo per i trecento morti e le oltre seimila scosse che si sono registrate da quella notte, devastando il territorio di diversi borghi storici dell’Italia centrale, ma anche per una foto. Una tra le migliaia scattate in quei giorni drammatici. Non si tratta dello scatto più bello in assoluto, lo ammette anche lo stesso fotoreporter che ha pigiato il pulsantino, ma sicuramente tra i più significativi, visto che è stato tra i primi ad andare in rete, grazie all’agenzia internazionale Reuters. Ma più che lo scatto, che descrive il dramma di una donna mentre si avvolge con la forza della disperazione dopo essersi trascinata fuori dalle macerie in uno scenario tragico, con la distruzione ben evidente sullo sfondo. La foto è stata scattata da Emiliano Grillotti, freelance tra i primi a raggiungere la scena del disastro. Ed è diventata famosa per il titolo che l’ha battezzata: la Pietà di Amatrice. Sapete chi è stato il primo sui social a darle il nome? Il cantautore Angelo Branduardi. E presto su quella foto ci scriverà una canzone. Il menestrello della Fiera dell’Est è rimasto molto colpito da quell’immagine, al punto da postarla alle 9.40 del mattino e titolarla “La Pietà”. Complessivamente quella foto vanta a oggi oltre 15 milioni di visualizzazioni.

L’AUTORE – Emiliano Grillotti è un freelance di Rieti. Giornalista e fotografo professionista, lavora nella comunicazione da oltre venti anni. Collabora con le più grandi agenzie. Segue in particolare il campionato di calcio e la Champions League. Prima della foto di Amatrice è balzato agli onori delle cronache per altri scatti significativi, raccolti tutti sul suo sito. Tra i più celebrati quello di Silvio Berlusconi con le mani su un cancello, quasi a sembrare in carcere, con il Cav che sorride e dice al fotografo: “Ecco come mi vorrebbero vedere i comunisti”. Poi ci sono almeno altre due foto che nessuno dimenticherà mai: la Costa Concordia affondata tra gli scogli e soprattutto le pagine del Vangelo sfogliate dal vento sulla bara di Wojtyla nel giorno dei funerali.