La politica non segue Re Giorgio. Napolitano si sfoga con il Papa

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di Antonio Rossi

Napolitano sarà pure un re, come ormai dicono in molti, ma non è un Papa. E al Presidente della Repubblica non sembra proprio andare giù che quei suoi inviti al dialogo fatti alla politica, quello stesso dialogo invocato per risolvere i problemi di tutto il globo dal successore di Pietro e condiviso in quel caso dai più, non vengano raccolti. La visita di Bergoglio al Quirinale è stata l’occasione per Giorgio Napolitano di sfogarsi: ”L’Italia vive una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante. Quanto siamo lontani nel nostro Paese da quella cultura dell’incontro che Ella ama evocare, da quella Sua invocazione: dialogo, dialogo, dialogo!”. I rapporti tra le due sponde del Tevere sono ormai da tempo distesi e Bergoglio non è stato il primo papa a recarsi in visita al Quirinale. La breccia di Porta Pia è un lontano ricordo. A precederlo, da Pio XII in poi, sono stati altri sei pontefici. Il capo della Chiesa ieri mattina è giunto sul Colle alle 11, accolto dal capo dello Stato italiano. Una stretta di mano nel cortile, onori al pontefice da un picchetto militare e inni nazionali intonati dalla banda dell’Esercito. Una visita all’insegna del basso profilo, come è nello stile del Papa argentino, arrivato senza scorta dei corazzieri e a bordo di una comunissima Ford Focus. Il cerimoniale ha poi lasciato spazio al dialogo tra Napolitano e Papa Francesco, che si sono infine scambiati come doni delle opere d’arte: un’acquaforte di Piranesi a Bergoglio e due fusioni in bronzo di Guido Veroi a Napolitano. “A tutti, credenti e non credenti – ha detto il capo dello Stato al pontefice – è giunta attraverso semplici e forti parole la Sua concezione della Chiesa e della fede”. “Il momento attuale è segnato dalla crisi economica – ha sostenuto Bergoglio- che fatica ad essere superata e tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro. È necessario moltiplicare gli sforzi per alleviare le conseguenze e per cogliere e irrobustire ogni segno di ripresa”.

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