La politica più pazza del mondo

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di Gaetano Pedullà

Quella degli ultimi tempi è davvero la politica più pazza del mondo. Ma che anche Berlusconi facesse il grillino, davvero era difficile da immaginare. Merito di quel “genio” del Pd – per usare la definizione del cavaliere – che ha tentato di togliersi dai piedi Grillo con un’idea da… perfetto democratico. La proposta di attuare, dopo quasi settanta anni, l’articolo della Costituzione che regola i partiti politici, al di là del tempismo sospetto, indica due cose. La prima è che nel Pd c’è chi è terrorizzato dalle urne. La seconda è che in questo Paese serve riformare tutto, a partire proprio dalla Costituzione “più bella del mondo” che alla sua veneranda età naturalmente non può tener conto di quelle “piccole novità” che sono internet, la globalizzazione, persino la caduta del muro di Berlino (ricordiamo che la nostra Carta è figlia di Jalta e di un ben preciso periodo storico). Ma d’altra parte, chi ha lanciato la proposta viene dalle stesse fila che tentano di vincere a tavolino anche la partita elettorale con Berlusconi, facendolo passare per incandidabile.

Bloccare Grillo applicando (solo ora) la Costituzione, o far fuori con un cavillo il Cavaliere sono gli stessi metodi da azzeccagarbugli con cui a Roma si sono appena nominati alcuni alti burocrati regionali. La legge anticorruzione rende non nominabili i dirigenti scelti dall’amministrazione Zingaretti, ma siccome il decreto di attuazione aveva bisogno di alcuni giorni per entrare in vigore, ad appena quarantottore dal divieto, la giunta ha ignorato splendidamente la norma e soprattutto il suo spirito, che impedisce di riciclare gli ex politici. Facile immaginare che a una politica così, le urne facciano paura. Più difficile capire, invece, a che serva l’inciucio Pd-Pdl che sorregge il governo. Un matrimonio contro natura giustificato dall’interesse superiore dello Stato che ha bisogno di un esecutivo. Ma se poi andiamo a vedere, metà dei ministri e sottosegretari non ha ancora le deleghe. E dunque non possono firmare niente. Non è allora che l’inciucio serve solo a non andare a casa?

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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