La posta c’è ma non arriva. Bloccate tonnellate di lettere. L’azienda continua a tagliare i postini. E a Roma la corrispondenza resta in magazzino

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di Andrea Koveos

Per Poste italiane quella appena finita è stata una delle peggiori estati di sempre. Il taglio di molte zone di recapito, l’accorpamento di zone diverse, i tanti esodati e le turnazioni delle ferie hanno causato un blocco della distribuzione della corrispondenza. Tonnellate e tonnellate di carta che rimangono in giacenza presso gli uffici postali o addirittura spedita in Sardegna, Milano e Bologna con tir e aerei della Mistral Air, la compagnia di Poste italiane. Società sull’orlo del baratro che, evidentemente, continua a sperperare senza senso fiumi di denaro pubblico. Il disastro dei recapiti è diffuso su tutta la Penisola con punte drammatiche nel Lazio, in Lombardia, Piemonte e Campania.
Nella Capitale, la corrispondenza in giacenza presso il centro di smistamento di Fiumicino è arrivata a pesare 11 mila chilogrammi, cui si aggiungono 3 mila chilogrammi di raccomandate, corrispondenti all’incirca a 140 mila. Il piano aziendale infatti prevede – così come già denunciato dalla Uil – entro il 7 ottobre 2013, il taglio di circa 6 mila portalettere, 4 mila e 600 zone di recapito e 1.407 centri di meccanizzazione postale. Solo nel Lazio i postini tagliati saranno 500 ma c’è dell’altro. Il 19 settembre sono stati assunti con contratti di lavoro a tempo determinato 200 giovanissimi portalettere. E a questo punto rimane da capire perché del doppio gioco dell’Azienda che da una parte taglia postini e contemporaneamente assume personale con la stessa qualifica. I disagi, come detto, si sono registrati ovunque. Nel Viterbese la corrispondenza, nel periodo estivo, non è stata recapitata per oltre 20 giorni, con forti proteste da parte dei cittadini e anche degli amministratori locali. A Latina Acqua Latina, società di gestione idrica, non è riuscita a far recapitare le bollette. Criticità simili nella Capitale con Equitalia e Ama.
Nel casertano le cose non sono andate meglio. Anche gli atti giudiziari sono rimasti in giacenza, tanto che a Santa Maria Capua Vetere i cittadini sono scesi in piazza per denunciare i disagi. In Campania i tagli riguarderanno 385 zone di recapito, di cui 210 a Napoli, 67 a Salerno, 24 a Benevento, 23 ad Avellino e 61 a Caserta. In Calabria nel catanzarese le cassette della posta sono rimaste vuote per tre settimane. Anche al nord la situazione è la stessa. In Lombardia non ci saranno più 712 portalettere, di cui 68 soltanto a Milano città e 100 nella sua provincia, 65 zone di recapito accorpate tra Monza e Brianza, 18 postini in meno a Lodi.
La provincia di Cremona non ha ricevuto la corrispondenza per circa un mese, a causa di 32 portalettere e 9 zone di recapito in meno. La provincia di Pavia ha perso 72 zone di recapito, con particolari criticità a Vigevano, la provincia di Bergamo 56 e Varese 48. A Brescia sono 162 i posti di lavoro in fumo in due mesi estivi, con un taglio di 78 zone di recapito. In Piemonte i tagli riguarderanno 348 portalettere di cui 158 solo a Torino. La provincia di Alessandria perderà 39 postini, Cuneo 56, Asti 14, Biella 24, Novara 29, Verbania 13 e Vercelli 15. Oltre la chiusura di 55 centri di meccanizzazione postale in provincia di Torino, 12 a Cuneo e 87 in provincia di Novara.
Proprio Novara è stata al centro delle cronache locali in questi ultimi giorni per il cosiddetto caso Tares. Ovvero le bollette per la riscossione della tassa sui rifiuti, spedite dal Comune non sono mai arrivate a destinazione, nonostante la scadenza per il pagamento fosse il 31 luglio.