La Procura certifica le firme false a Cinque Stelle: tornano i veleni a Palermo. E si complica la posizione dei deputati sospesi

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I veleni di Palermo tornano a galla. E riaprono un fronte nel Movimento 5 Stelle anche sul piano nazionale: la consulenza, chiesta dalla Procura, ha confermato che ci sono almeno 200 le firme false depositate a sostegno della lista dei grillini alle elezioni comunali del 2012. Certo la questione rispetto ai problemi di altri partiti resta residuale; ma tra i pentastellati qualsiasi sentore di illegalità fa sobbalzare dalla sedia, nonostante il nuovo regolamento di Grillo abbia sposato una linea più prudente sugli indagati. Resta il fatto che tre deputati, Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino sono tuttora sospesi, così come i consiglieri regionali siciliani, Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio. La speranza di una loro reintegrazione si è ridotta al lumicino dopo l’esito della perizia ordinata dalla Procura. La parola spetta ai probiviri, Riccardo Fraccaro, Nunzia Catalfo e Paola Carinelli, custodi del verbo grillino più ortodosso. Senza dimenticare che la decisione finale spetta a Beppe Grillo, che con la sospensione dei tre parlamentari ha lanciato un chiaro messaggio: meglio sacrificare qualche deputato che impelagarsi in ragionamenti troppo difficili da far digerire alla pancia dell’elettorato.

L’inchiesta – Gli inquirenti avevano individuato duecento firme a campione tra le circa 1.400 finite al centro dell’inchiesta che ha creato un terremoto nel Movimento 5 Stelle, coinvolgendo in tutto dieci persone. Il risultato della consulenza conferma i sospetti della prima ora: alcune sottoscrizioni sono “apocrife”, come viene evidenziato nel gergo tecnico. Detto in parole più semplici: sono state taroccate. La linea ufficiale dei 5 Stelle è quella di andare oltre all’incidente di percorso, che comunque non ha intaccato il consenso nei sondaggi a livello nazionale. Ma il clima teso a Palermo sta  inevitabilmente partorendo la sfida più avvelenata per la scelta di un candidato sindaco, con spaccature tra gli attivisti storici: scene che riproducono una dialettica da partito nazionale. Con l’unica differenza che le scissioni avvengono sui social network. I due concorrenti Ugo Forello e Igor Gelarda stanno polarizzando la sfida. Ma dietro alla serrata competizione palermitana c’è una preoccupazione: la riproposizione di una faida del genere su scala nazionale. Con nomi ben più pesanti. A quel punto sarebbe tutta da verificare l’intoccabilità del consenso a 5 Stelle.