La Procura di Roma cade a pezzi: dipendenti sul piede di guerra. Lavorare a Piazzale Clodio è diventato un inferno

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Si può davvero dire che non c’è pace per il Tribunale e la Procura di Roma. Pochi giorni fa c’era stato l’allarme legionella, ora nuovi grattacapi impensieriscono utenti e dipendenti di piazzale Clodio a partire dagli estintori esauriti. Girando per i corridoi è pressoché impossibile trovarne uno che sia funzionante perché su quasi tutti, come documentato anche dalle immagini, campeggia l’inquietante scritta: “Estintore fuori servizio”. Ma c’è di più perché oltre ad essere un rischio per la sicurezza pubblica, il fatto che gli strumenti con cui spegnere eventuali incendi sono ko avviene anche in barba alle leggi che, invece, prevedono che siano sempre operativi e correttamente mantenuti. E proprio su questo punto che le cose si fanno ancor più torbide perché, incredibile ma vero, l’ultima revisione è stata effettuata nel 2012. Ma da quel giorno a oggi, questi indispensabili strumenti per spegnere gli incendi sono scaduti e ciò significa che non sono né ricaricabili né usabili perché devono essere cambiati. Il tutto in un periodo dell’anno in cui basta davvero poco per scatenare un incendio.

BOCCHEGGIARE. Ma quello degli estintori non è l’unico problema che affligge uno dei tribunali più grandi d’Europa. Proprio nei mesi più caldi dell’anno, infatti, riecco spuntare un problema ormai antico: quello dei condizionatori. Eh si perché non c’è estate che in Procura le temperature salgano a livelli tropicali per via dei malfunzionamenti all’impianto di climatizzazione. Eppure non si può dire che questa volta gli uffici preposti non abbiano tentato di risolvere la situazione perché, memori di quanto successo 12 mesi fa, avevano disposto la sostituzione sia delle pompe che delle torri di refrigerazione. Peccato che il problema, come appurato in questi giorni dai tecnici, sarebbe più profondo e per l’esattezza farebbe riferimento alle tubature ormai fradice e in larga misura da sostituire.

PROBLEMI PROFONDI. Impianto idrico che già ad inizio mese era risultato ormai obsoleto e pericoloso a seguito della scoperta di un’infestazione del pericoloso – talvolta mortale – batterio della legionella. Un rischio sanitario che ha reso necessario un intervento straordinario di superclorazione. E non è tutto. A rendere impossibile la vita di avvocati, magistrati, cancellieri e commessi, c’è anche il dramma degli ascensori ko. Solo contando le palazzine B e C, ossia quelle di Procura e Tribunale, una decina risultano inservibili. E, cosa ben più grave, alcuni di questi sono spenti da anni in attesa di una riparazione che tarda a venire. Per non parlare dei crolli che, non ultimo quello della settimana scorsa nell’aula 5 del tribunale monocratico, continuano a ripetersi a piazzale Clodio.

ALLO STREMO. Ormai risolvere questa sterminata serie di problemi, visibili senza fatica da chiunque si trovi a passeggiare per i corridoi, sembra opera titanica. Continui tagli al bilancio e budget irrisori rendono il lavoro di chi si occupa della manutenzione del tribunale una sorta di miracolo. Nel frattempo dilaga la rabbia dei dipendenti, già pronti ad inviare una lettera al ministero, che solo pochi giorni fa hanno saputo che, invece di sanare i troppi problemi esistenti, si è deciso di investire milioni di euro nella costruzione di una nuova palazzina della Corte d’Appello. Peccato che proprio la sede attuale della Corte sia anche l’edificio più nuovo di piazzale Clodio e, infatti, non è interessata dai problemi che stanno rendendo infernale la vita di tutti i frequentatori del complesso.

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di Gaetano Pedullà

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