La propaganda del Capitano entra in classe. Un numero WhatsApp per segnalare inefficienze in barba alla privacy

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Mentre tutti, dalle istituzioni alle famiglie, stanno facendo la propria parte affinché l’anno scolastico, iniziato ieri per oltre 5 milioni e mezzo di studenti, possa svolgersi in sicurezza nonostante la complessità del momento e le inevitabili criticità, la propaganda salviniana non si ferma ed entra a gamba tesa con una discutibile iniziativa. È lo stesso leader Matteo Salvini, a presentarsi in diretta domenica sera su La7, nel corso di una puntata speciale de L’Aria che tira dedicata alla riapertura delle scuole, per mostrare un cartello con un numero WhatsApp “SOS scuola” messo a disposizione “di studenti, docenti e famiglie per segnalare problemi e difficoltà indicando nome, comune e nome della scuola”, come si può leggere anche in vari post nei profili social che fanno capo a Salvini.

In rete però le polemiche non hanno tardato ad esplodere: in sostanza basterebbe scrivere un messaggio al numero indicato per segnalare alla Lega (a chi di preciso non è dato sapere) eventuali problemi del proprio istituto scolastico e situazioni di malgestione relativi alle procedure di contenimento della pandemia in classe. Dunque, Salvini e il suo partito vogliono venire incontro a quanti, anche minori, utilizzeranno questa utenza. Come interverranno in concreto per provare a risolvere le eventuali anomalie? E ancora, sono stati presi in considerazione gli aspetti legati alla tutela della privacy e dei dati dei minori? Una questione che sembrava stare molto a cuore al Capitano quando si trattava di dissuadere gli italiani dallo scaricare la App Immuni per il tracciamento dei contagi, poiché avrebbe comportato, secondo il leader della Lega, un pericolo per la privacy.

Problema che evidentemente non si pone condividendo sulla nota App di messaggistica (di proprietà di Facebook Inc, dunque di Mark Zuckerberg) dati sensibili quali il proprio nome e quello dell’istituto in cui sono state registrate mancanze, numero di telefono, foto profilo senza sapere come questi dati verranno utilizzati e conservati. Nel caso di Immuni si era pronunciato il Garante per la protezione dei dati personali, autorizzando il ministero della Salute ad avviare il trattamento relativo al sistema di allerta Covid-19 e assicurando che dati raccolti non avrebbero potuto essere trattati per finalità non previste dalla norma che istituisce l’App. In questo caso? Attendiamo numi.

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