La Rai ha i conti in rosso. Ma per gli esterni non c’è crisi. M5S, Laganà e Borioni (Cda) contro i contratti in esclusiva. Fatti ad esterni che in molti casi collezionano solo flop

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Dopo gli scandali e le inchieste, su Report e la Rai si scatena la bagarre politica. Se da un lato c’è la Lega che ha chiesto di controllare i compensi dei collaboratori del servizi pubblico televisivo e anche di interrompere il rapporto con due consorzi di giornalisti investigativi, dall’altro ci sono i 5 Stelle e mezzo Cda della Rai che danno battaglia sui contratti in esclusiva partendo da quello di Alessandro Giuli che ha partecipato alla redazione del programma culturale della Lega (leggi l’articolo). Che la pretesa del Carroccio sia quanto meno discutibile lo si evince dal fatto che la contestazione fa riferimento a due noti e stimati gruppi di giornalisti investigativi, con cui collabora anche la trasmissione Report di Sigfrido Ranucci, che, tanto per esser chiari, hanno vinto il premio Pulitzer ossia la più prestigiosa onorificenza per il giornalismo.

Sarà un caso anche se la sensazione è che, con un pretesto davvero strampalato, si stia cercando di spuntare le armi a disposizione del programma di Ranucci che, a suon di inchieste e denunciando scandali, spesso utilizzando informazioni condivise dai consorzi incriminati, ha scoperchiato – tra i tanti – il caso della compravendita gonfiata di Cormano che tira in ballo i commercialisti del Carroccio e anche quello sui test sierologici affidati alla Diasorin e che tira in ballo il Pirellone a trazione leghista. Vicende tutt’altro che campate in aria tanto da esser rapidamente deflagrate in pesantissime inchieste giudiziarie, tra l’altro ancora in corso, che dimostrano la bontà delle formazioni inserite nei servizi e che stanno creando grandi imbarazzi al Carroccio.

IL BOTTA E RISPOSTA. Ben diversa la posizione dei Cinque stelle che non vogliono sentir parlare di censure e, anzi, passano al contrattacco della Lega per la recente infornata sovranista che ha generato ascolti flop e contratti esclusivi di cui ora i grillini intendono chiedere conto. “Recenti notizie stampa hanno rivelato che il giornalista Alessandro Giuli sarebbe legato a Rai da un contratto di esclusiva”, come confermato a La Notizia lo scorso 29 febbraio dal professionista stesso, ma, come spiegato dal senatore di M5S e componente della Commissione di Vigilanza Rai Alberto Airola, “questa tipologia di contratto è tradizionalmente riservata a personaggi – dello spettacolo e non – la cui immagine l’Azienda vuole legare a sé appunto in via esclusiva”.

Peccato che, a suo dire, “in questo caso, il contratto di esclusiva sarebbe stato riconosciuto a Giuli come apice di un discutibile se non immotivato crescendo che lo ha visto come mero opinionista in alcuni programmi Rai ed ora come conduttore nel programma Seconda Linea, come noto, chiuso dopo appena due puntate con risultati di ascolto 1.9% e 1,7% tra i più bassi mai registrati dalla seconda rete”. Proprio per questo Airola ha presentato un’interrogazione in Commissione con cui intende “non solo far luce su questa vicenda ma anche chiedere l’elenco completo ed esaustivo di tutti i contratti di esclusiva attualmente in essere in Rai” in quanto, secondo il senatore, “il ricorso al contratto di esclusiva – in assenza dei presupposti già menzionati – concretizza una sicura ipotesi di danno alle casse aziendali in un periodo peraltro di grave difficoltà economica per l’emergenza pandemica in atto”.

Richiesta di chiarimento analoga a quella formulata dai consiglieri della Rai, Rita Borioni e Riccardo Laganà, che in riferimento al programma Seconda serata di Giuli, “ferma restando la necessità che la Rete costruisca un suo spazio di approfondimento politico e la professionalità dei collaboratori citati, desta perplessità il ricorso a collaboratori esterni” quando “si sarebbe potuto valorizzare le risorse giornalistiche interne”. Per questo con una breve lettera, inviata al Presidente del Consiglio di amministrazione della Rai Marcello Foa, quest’ultimo da sempre restio sull’utilizzo dei consorzi investigativi tanto che nel 2016 si chiedeva “siamo sicuri che si tratti di giornalismo?”, e al cda stesso, i due consiglieri chiedono “di ricevere relazione scritta” per chiarire la vicenda soprattutto in relazione a tre distinte questioni a partire dai “costi complessivi del programma”.

Subito dopo Borioni e Lagangà chiedono conto dei “criteri seguiti per l’individuazione degli autori e dei collaboratori contrattualizzati nella trasmissione e relativi compensi” anche alla luce dello stop della trasmissione e, in ultimo, le “ragioni del ricorso ai contratti di esclusiva, ragioni del ricorso agli stessi e criteri adottati per l’individuazione delle risorse esterne da scritturare con esclusiva”.