La ricetta giusta per l’economia

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Di Gaetano Pedullà

Prima Draghi, poi Napolitano. E in mezzo il Papa, perché una benedizione non fa male quando c’è da affrontare i nodi della nostra economia. Questi gli incontri che Matteo Renzi ha messo in fila nelle ultime ore, con una missione ai limiti dell’impossibile: scongiurare una nuova manovra economica subito dopo l’estate e preparare un argine di protezione dai mercati. Tornata in recessione tecnica, se l’Italia non riuscirà a rispettare il vincolo del 3% del deficit sul Pil è possibile che si scateni una nuova tempesta finanziaria, con ricadute sullo spread e la sostenibilità del nostro debito pubblico.

Impossibile conoscere i contenuti delle conversazioni, ma da Napolitano e soprattutto Draghi, Renzi avrà ricevuto la raccomandazione di tenere stretti i cordoni della borsa, tagliando la spesa e proseguendo una politica fiscale che ha già strangolato metà del Paese e tra un po’ finirà per ammazzare il resto. Si continua con l’austerity, insomma, e pazienza se con questa strategia il nostro debito invece di scendere continua a salire, abbiamo il record storico di disoccupazione giovanile e i più bassi consumi di sempre.

Può essere questa la strada per farci ripartire? No. E nella fiducia che gli italiani hanno dato così copiosamente al premier c’è anche l’aspettativa che si interrompa questo circolo vizioso tra poteri forti, imposizioni di Francoforte e Bruxelles, vecchie ricette che piacciono tanto ad economisti e professori ma che alla prova dei fatti stanno facendo morire quanto di buono c’è ancora nel nostro tessuto produttivo.