La riforma della scuola continua a slittare. Ma il premier conferma il piano delle assunzioni dei docenti precari

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L’assunzione dei precari della scuola non slitterà, perché i soldi ci sono. Per chi aspetta da anni un posto fisso questa è la notizia che conta. Per tutti gli altri, e per chi ancora adesso si chiede come sarà la scuola del futuro, c’è invece da aspettare. Il governo infatti ha bucato integralmente l’appuntamento con la riforma e ieri in Consiglio dei ministri non è riuscito ad approvare né un decreto né un disegno di legge. Dobbiamo accontentarci dunque di alcune generiche linee guida della riforma. “Il dibattito” sulla scuola “se c’è un decreto o un disegno di legge è surreale”, ha detto in conferenza stampa il premier Matteo Renzi, spostando l’attenzione sulle risorse: un miliardo subito che diventeranno tre nel 2016. Ancora oggi però non c’è nessun testo.

TEMPI LUNGHI
Il disegno di legge è stato ripromesso per martedì prossimo. Poi partirà l’iter parlamentare. Tempi lunghi, dunque, per una riforma dove sulla carta si punta sul merito dei docenti, ma poi dalle linee guida si scopre che per le selezioni si continua con i metodi di sempre: assunzione dei precari e anzianità di servizio.
Chi evita l’espulsione, ma con l’ennesima figuraccia, è l’evanescente ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. La neo iscritta al Pd che si era detta “basita” dalla decisione del premier di non usare il decreto, ieri ha illustrato i punti essenziali delle generiche linee guida senza battere ciglio. Cosa non si fa per salvare la poltrona! “Obiettivo ineludibile della riforma – ha detto il ministro – è la copertura di tutti i posti vacanti, le cattedre, con personale di ruolo e non con supplenti annuali”. Su come fare e con quale strumento legislativo resta però il mistero, perlomeno fino al Consiglio dei ministri di martedì prossimo. “Per noi – ha aggiunto il ministro – le assunzioni sono una priorità e una urgenza. Quindi sarà uno strumento che consenta di ottenere questo risultato”. Altro punto delicato resta l’autonomia scolastica. La Giannini ha quindi promesso la piena attuazione dell’autonomia scolastica e ha sottolineato le misure per la piena integrazione degli studenti stranieri e quelle sulla carriera dei docenti (con gli aumenti stipendiali per il 70% legati al merito e per il restante 30% all’anzianità di servizio), il rafforzamento di materie come musica, arte, lingue straniere, il rafforzamento della scuola-lavoro.

SCUOLA PARITARIA
Nulla di sicuro poi su uno dei temi politicamente più sensibili: gli aiuti alle scuole paritarie (prevalentemente quelle cattoliche). L’idea alla quale si lavora ancora sarebbe quella di una detrazione fiscale per le famiglie che iscrivono i propri figli alle paritarie. In che termini, però, non è dato sapere. Nel disegno di legge finiranno poi la riforma della scuola per l’infanzia (un unico percorso educativo da zero a sei anni), interventi legati alla disabilità e al “sostegno”, un testo unico nuovo in materia di normativa scolastica, misure per il diritto allo studio. La scelta di Renzi di rinunciare al decreto d’urgenza a favore di un ddl ha creato allarme fra i sindacati, preoccupati che i tempi del dibattito parlamentare possano far saltare le 120mila assunzioni previste per il prossimo anno. Lo scorso novembre la Corte di giustizia europea ci aveva condannato per abuso di contratti a tempo determinato nella scuola.