“Siamo nel mezzo di una campagna referendaria di enorme importanza per il nostro Paese, tutto il nostro impegno va a sostegno del no, perché riteniamo la controriforma Nordio molto pericolosa per gli equilibri democratici. Nel bel mezzo di questa fase, mentre la destra è in difficoltà, arriva, guarda un po’, la proposta sulla legge elettorale. Il metodo proprio non ci piace, discuteremo poi nel merito quando la destra si deciderà a presentare un testo e comunque dopo il 24 marzo, non cascheremo dentro questo tentativo di distrazione di massa dall’urgenza referendaria”. A pensarla così è Filiberto Zaratti, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra nella commissione Affari costituzionali della Camera.
Il centrodestra ha fatto un vertice notturno per spingere sulla legge elettorale proprio mentre i sondaggi danno in rimonta, e in alcuni casi certificano il sorpasso del No sul Sì nel referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Onorevole Zaratti, come mai questa accelerazione sulla riforma elettorale?
“È un’arma di distrazione di massa, come si dice. Vogliono distogliere l’attenzione dal referendum perché hanno paura di perderlo, così come dicono i sondaggi e come dice il Paese: le iniziative per il No stanno crescendo in tutto il Paese. Cercano di distogliere l’attenzione dei cittadini e delle forze politiche spostando il focus su una nuova legge elettorale. Mi pare questo l’unico ragionamento possibile, perché presentare adesso la proposta non avrebbe senso”.
Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ha detto: “Sorrido a leggere le opposizioni che criticano la legge elettorale prima ancora che sia stata depositata” e assicura che, dopo il deposito del testo, saranno pronti a dialogare. Come replicate?
“Nessuno di noi ha commentato nel merito la proposta perché è stata depositata formalmente nel pomeriggio di ieri sera e noi conosciamo solo ciò che è stato anticipato dalle agenzie. Lo faremo quando avremo esaminato a fondo il testo. Ma questo non cambia il punto. Siamo disposti ad aprire una discussione profonda nelle sedi parlamentari, trasparente e pubblica, a cominciare dal 24 marzo, ovvero dopo il referendum. La legge elettorale è una cosa seria. Una volta esaminata, faremo le nostre considerazioni, ma non ci lasciamo imbrogliare da questa mossa ardita del centrodestra ora, in questo momento”.
Quindi criticate la tempestività della proposta, non il contenuto. Ritiene che sia anche una sorta di exit strategy delle destre in caso di sconfitta al referendum e in vista delle politiche?
“È una lettura assolutamente ragionevole. Questa fretta, nel momento in cui è aperta la campagna referendaria, non ha senso, se non per distrarci e precostituire una via d’uscita in caso di probabile sconfitta al referendum”.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio sostiene che l’invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla pacatezza sia disatteso dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, mentre Giorgia Meloni parla di “lotta nel fango”. Secondo lei, chi sta ignorando davvero Mattarella?
“Ricordo che poche ore dopo l’intervento di Mattarella al Csm sono usciti due video della presidente Meloni in cui criticava a testa bassa i magistrati. Chi alza i toni è sempre stata la maggioranza. Sulle pagine social di Fratelli d’Italia si invita a votare Sì citando migranti e sicurezza, temi che non c’entrano nulla con il referendum. È falso pensare che la riforma della giustizia passi per la separazione delle carriere (già affrontata dalla legge Cartabia), quando la priorità dovrebbero essere il giusto processo, il diritto di difesa e gli investimenti per ridurre i tempi dei giudizi civili e penali, che oggi durano dai cinque ai dieci anni. Il governo non investe e si concentra su aspetti minimali. La finalità della maggioranza è avere una magistratura subalterna al potere esecutivo, mettendo in discussione indipendenza e autonomia delle toghe, che sono capisaldi della democrazia”.
Quindi il suo appello per il No è per evitare la subordinazione della magistratura alla politica?
“Sì. Tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura significa tutelare la democrazia”.