La rivolta dei partitini contro la legge elettorale tedesca. Alfano fa il capo popolo e prevede guai neri per la fredda delle elezioni anticipate

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’accordo sulla legge elettorale in stile tedesco non piace per niente ad Angelino Alfano. Il leader di Alternativa popolare è infatti consapevole che quel sistema riesca di farlo sparire dai radar politici. E così il ministro degli Esteri si è messo in prima linea, insieme agli altri piccoli partiti, per scongiurare il libera alla riforma. Anche se ha spiegato di non temere la sconfitta: “Non è una questione di soglia, perché ci uniremo ad altri e supereremo il 5%. Ci sono tante altre forze politiche e persone della società civile, che ci hanno dato la disponibilità ad aggregare una coalizione, un raggruppamento liberale e popolare che supererà la soglia”.

Quindi ha afferamato: “Non capisco l’impazienza del Pd di portare l’Italia alle urne tre o quattro mesi prima: questa impazienza ha un costo salatissimo”. “Siamo disponibili a dare una mano sulla legge elettorale, se non diventerà oggetto di questa mercanzia così costosa per gli italiani”, ha aggiunto, lanciando un appello a Matteo Renzi e ai dirigenti dem: “Pensino all’Italia e al conto salato che si rischia di far pagare all’economia italiana”.

Ma anche tra gli ex grillini è montato il malcontento: “Grillo aveva ragione: sulla legge elettorale l’inciucio c’è stato. Ciò che aveva tralasciato di dire è che nell’inciucio c’è anche il Movimento cinque stelle oltre a Forza Italia e Pd.”, ha attaccato Massimo Artini, deputato e portavoce di Alternativa libera. “I grandi partiti, che di grande evidentemente hanno solo i numeri, hanno deciso a tavolino di fare piazza pulita in parlamento dei piccoli partiti, stabilendo una soglia di sbarramento inarrivabile per tanti, ma che si traduce in milioni di voti”, ha aggiunto Artini. Il deputato di Civici e Innovatori, Gianfranco Librandi, ha ribadito invece le preoccupazioni per l’economia: “Sono sicuro che in quanto segretario del principale partito di maggioranza, Renzi saprà calibrare bene la tempistica da proporre al presidente Mattarella, magari chiedendo consiglio a chi in Italia fa impresa e dà lavoro”.