La Russa contro lo Spazzacorrotti. Al Senato spunta il salva Formigoni. Fratelli d’Italia corre in soccorso del Celeste. Disegno di legge per far uscire dal carcere i condannati

di Clemente Pistilli
Politica

Non è una novità. Lo spazza corrotti a un’ampia fetta dei parlamentari non va né su né giù. L’idea che chi viene condannato in via definitiva per reati come corruzione o peculato finisca dritto dritto in carcere viene vissuta come un incubo da molti onorevoli. Il senatore Ignazio La Russa è però andato oltre il malumore e ora ha preso l’iniziativa per cercare di arginare quella norma voluta dai gialloverdi in generale e dal Movimento 5 Stelle in particolare. Per lui, con 27 anni trascorsi ininterrottamente tra Montecitorio e Palazzo Madama, quella legge non va applicata a chi ha commesso i reati prima del varo della stessa legge. E per cercare di far passare quello che sembra anche un salva Formigoni ha quindi presentato un suo disegno normativo, fatto di un solo articolo, sufficiente però a spazzare almeno parte dello spazza corrotti.

LA RIVOLUZIONE. Prima delle novità introdotte nel gennaio scorso, era piuttosto difficile vedere politici e funzionari finire dietro le sbarre. Al massimo andavano ai domiciliari e i benefici erano numerosi. Ora è tutto cambiato. Niente sconti a chi viene condannato in via definitiva per peculato, concussione, corruzione, indebita induzione a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione e traffico di influenze. I condannati vanno in carcere. Una norma che a La Russa, vice presidente del Senato, proprio non piace. E soprattutto non tollera che chi ha commesso i reati prima dell’entrata in vigore di quella legge si veda ugualmente negare i benefici in passato previsti dal regime penitenziario. Per lui lo spazza corrotti va così contro il principio di irretroattività delle norme previsto dalla Costituzione.

Per cercare di dimostrare che quell’inflessibilità per i condannati non funzionerebbe, l’esponente di Fratelli d’Italia, in passato anche lui indagato per peculato e poi prosciolto, relativamente all’utilizzo dei fondi di Alleanza Nazionale di cui è stato uno dei colonnelli, sostiene quindi che gli stessi giudici stanno prendendo decisioni opposte. C’è stato infatti il Tribunale di Napoli, che alla fine ha evitato il carcere a una 73enne condannata per aver cercato di corrompere un finanziere durante un controllo in un centro estetico, e il gip di Como che non ha concesso benefici invece a un avvocato condannato per peculato, una toga che si è appropriata di oltre centomila euro di un anziano a cui doveva fare da tutore.

PORTE APERTE. “Da una pena detentiva che il condannato avrebbe espiato quasi sicuramente a casa – sostiene La Russa criticando lo spazza corrotti – aderendo alle prescrizioni impartitegli”, si passa “ad una immediata carcerazione al momento in cui la condanna diventa definitiva, con la prospettiva molto probabile di non avere più accesso alle misure alternative”. L’ex ministro non lo dice, ma è proprio quello che è successo all’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. La Russa ha però la soluzione: niente carcere a chi ha commesso reati prima della riforma. Abbastanza per presentare un disegno di legge.