La Russia statalizza l’oro nero. Così Putin controlla il Pianeta

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di Yulia Shesternikova

Dopo un incontro ufficiale a Tokyo con il presidente della società giapponese Inpex Toshiaki Kitamura e la firma di un contratto sul rafforzamento della cooperazione per lo sviluppo dei giacimenti petroliferi nelle piattaforme nel Mare di Okhotsk, nella regione di Magadan, le riserve dei quali sono state stimate in 3,4 miliardi di barili, l’amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin è volato a Mosca, dove nella sede principale del colosso di proprietà del Cremlino, numero uno per l’estrazione e la raffinazione di idrocarburi, ha siglato un nuovo accordo con l’americana Exxon-Mobil per creare un centro di progetti e indagine scientifica in una piattaforma nell’Artico.

La prima società mondiale
In questo modo, avendo già la Tnk-Bp (compagnia costituita da oligarchi russi e britannici), la maggior parte di Jukos e una joint venture con la Exxon-Mobil per l’estrazione di petrolio nel Mar Nero, la Rosneft diventa la prima società petrolifera mondiale. “Non abbiamo intenzione di fermarci”, spiega Sechin. “Se il centro nell’Artico ci servirà per soddisfare una serie di esigenze nel settore della ricerca scientifica e dei progetti tecnico-ingegneristici volti alla realizzazione di progetti elaborati per condizioni climatiche e tecnologiche particolari, con la compagnia venezuelana Pdvsa creeremo una nuova joint venture per l’estrazione da un grande giacimento nel bacino del fiume Orinoco”. Il documento è stato sottoscritto qualche giorno fa in presenza del Presidente del Venezuela Nicolаs Maduro. La Rosneft riceverà nel progetto il 40%. La compagnia russa assegnerà alla PdVsa un prestito da 1,5 miliardi di dollari. L’estrazione del petrolio inizierà nel 2016 e già nel 2017 potrà arrivare a 120 mila barili al giorno. Secondo fonti ufficiali russe, anche la società Iter, che è tra le prime e più importanti compagnie indipendenti del gas in Russia, sta per passare totalmente sotto il controllo dello Stato.Il quotidiano Kommersant rivela che la compagnia statale del petrolio Rosneft, già in possesso del 51% di Iter, è pronta ad acquistare il rimanente 49% dal fondatore Igor Makarov.

La corsa al gasdotto
La Rosneft sta allungando la mano anche sul Medio Oriente. Insieme alla Gazprom, il gigante che gestisce i giacimenti russi del gas, sta preparando un piano strategico di impossessarsi del bacino mediterraneo tra il Libano e la Siria, dove di recente sono state scoperte le grandi reserve del gas naturale, e portare a casa anche il progetto di costruzione del nuovo gasdotto Iran-Iraq-Siria.
La guerra contro la Siria è volta a supportare questo progetto, così come a spezzare l’accordo tra Teheran, Baghdad e Damasco. Il countdown nel “gioco di eliminazione” iniziato in Siria dall’occidente per il gasdotto continua a scorrere.

L’influenza globale
E’ una privatizzazione dunque. Putin ha saputo creare un gigante petrolifero nazionale che gli permetterà di attuare il suo piano per rafforzare l’influenza russa nel mondo attraverso il controllo dei fabbisogni energetici degli altri paesi.
Secondo gli analisti del sito geopolitico StratRisks l’Europa dipende dal petrolio e dal gas russo, e la manovra di Putin rafforza questa dipendenza, così come il potere della Russia.
E ciò va dalla costruzione degli oleodotti fino al controllo del 40% della capacità di arricchimento dell’uranio.
In sintesi, i due giganti di gas e petrolio Gazprom e Rosneft vorrebbero strangolare la supremazia occidentale e aprire la via a un nuovo ordine mondiale guidato dalla Russia.
Come per la civiltà e la giustizia, quando il profitto è in ballo, i sentimenti non hanno peso. La cosa principale è non giocare la carta sbagliata in questo gioco perfido che odora di sangue e di gas.

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