La sanità calabrese allo sfascio da 10 anni. E non è colpa dei 5S. Parla la deputata M5S, Nesci: “Ora il Movimento deve strutturarsi”

di Carmine Gazzanni
L'intervista
Dalila Nesci

Ci sarà un motivo se Dalila Nesci, tanto all’interno quanto fuori dal Parlamento, si è guadagnata il titolo di “passionaria” del Movimento cinque stelle. La deputata, alla seconda legislatura, è senza ombra di dubbio uno dei volti più combattivi dei pentastellati. E, forse, anche per le battaglie condotte sul campo, tanto a Roma quanto nella sua Calabria, non ha paura di nascondersi dietro formalismi e retorica. E allora sul futuro del dei Cinque stelle dopo gli Stati generali, la Nesci è chiara su un punto: il Movimento sta vivendo una trasformazione fondamentale, “da movimento liquido ad organizzazione democratica strutturata”.

Partiamo, però, dalla sua Calabria. Ieri il procuratore Gratteri ha avviato un’inchiesta sulla gestione dell’emergenza. È mai possibile che debba essere sempre la magistratura a intervenire prima della politica?
Ho un profondo rispetto per le Istituzioni del Paese, per la Democrazia, per la divisione dei poteri che sono il cardine del nostro impianto costituzionale. Se la Procura intende avviare un’inchiesta deve poterlo fare a prescindere da ciò che deciderà l’Esecutivo. Anche a tal fine, la Struttura commissariale deve essere operativa con un team di manager autorevoli e che abbiano già dato prova di dedizione nei confronti del territorio.

Crede che ci siano colpe anche governative per l’incredibile caos di nomine?
In politica si fa presto a dare le colpe a chi si assume la responsabilità di governare. Siamo nel pieno di una pandemia globale e la Sanità calabrese è commissariata da circa dieci anni per colpa – o direi meglio per dolo – non certo ascrivibile al Movimento 5 Stelle.

Lei, onorevole, è in prima linea anche in questo processo di cambiamento che sta vivendo il Movimento cinque stelle. Non crede però che le conclusioni degli Stati generali siano state troppo vaghe?
Non parlerei di conclusioni vaghe ma di un primo passo verso la nostra evoluzione. Noi di Parole Guerriere abbiamo sintetizzato una proposta organizzativa in 5 punti, che saranno in gran parte ripresi dal documento finale: organizzazione territoriale, scuola politica, tutela legale, piattaforma interna, patrimonio autonomo.
E’ fondamentale che il Movimento viva, consapevolmente, questo processo di trasformazione: da movimento liquido ad organizzazione democratica strutturata.

Non c’è il rischio che, riprendendo Tomasi di Lampedusa, si cambia tutto per non cambiare nulla?
Il cambiamento, come la bellezza, è negli occhi di chi sa osservare.

Secondo alcuni “inguaribili ottimisti” Casaleggio alla fine farà “pace” col Movimento. Lei auspica questo scenario?
Il mio auspicio è che anche lui voglia mettersi in gioco, al pari degli altri, rispettando le regole condivise. La legittimazione è un principio democratico inderogabile. Il M5S ha bisogno delle energie di tutti per la sua evoluzione già in corso.

Crede che le frizioni con Di Battista, viste anche le condizioni da lui poste agli Stati generali, siano tramontate o no?
Il Movimento cinque stelle ha scelto ormai la via della democrazia rappresentativa e dei governi di coalizione: tornare indietro non è un’opzione percorribile per chi è consapevole dell’evoluzione in atto. Nessuno, in un’organizzazione democratica, è nella posizione di dettare condizioni. Si scelgono insieme le regole, si rispettano e si lavora insieme per il bene del Movimento che oggi, per quanto mi concerne, equivale alla tenuta democratica ed al bene del nostro Paese.