La sanità nel Lazio è in crisi. Ma si assumono altri dirigenti

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di Clemente Pistilli

I dirigenti alla Regione Lazio sembrano non bastare mai. La sanità continua ad essere commissariata, i precari che mandano avanti gli ospedali del territorio sono oltre 2.600, per pagare i debiti la Pisana ha dovuto fare ricorso a un anticipo di liquidità, di recente i tecnici dei Ministeri dell’economia e finanze e della salute hanno dato parere negativo sulle azioni volte al ripianamento del debito, considerando che il 2012 si è chiuso con un disavanzo di 620 milioni e l’anno in corso dovrebbe finire toccando quota 700, ma il denaro per “arruolare” altri “generali” non sembra un problema. Questa settimana l’ente presieduto da Nicola Zingaretti, che riveste anche il ruolo di commissario per la sanità, ha pubblicato sei avvisi, per altrettante dirigenze della durata di tre anni nella Direzione regionale salute e integrazione sociosanitaria, la stessa che già conta sedici aree con relativi dirigenti, un direttore e 124 unità di personale a disposizione, affiancata dalla Cabina di regia del servizio sanitario regionale, guidata dall’ex consigliere di centrosinistra Alessio D’Amato e con l’incarico di sovrintendere a tutta l’attività della Direzione. Un’operazione che dovrebbe andare in porto entro dieci giorni – tanto il tempo concesso agli aspiranti dirigenti per presentare domanda – e che, tra stipendio e retribuzione di posizione, finirà per costare in totale oltre un milione e mezzo di euro, somma che potrà crescere fino a circa due milioni in base alla retribuzione di risultato.

I nuovi dirigenti
Gli avvisi sono stati diramati dopo che nessun dirigente regionale avrebbe manifestato interesse a ricoprire i nuovi incarichi. Zingaretti cerca dirigenti per l’”Area investimenti in edilizia sanitaria e Nucleo di valutazione”, l’”Area risorse finanziarie, analisi di bilancio e contabilità analitica e crediti sanitari”, “Risorse umane e del potenziale di sviluppo delle professioni”, l’”Autorizzazione e accreditamento”, l’area “Formazione” e l’”Area giuridico-normativa, istituzionale e interfaccia con l’avvocatura regionale”. Numerosi i compiti che la Regione intende affidare ai sei esterni, tanti che sembrano gli stessi già previsti per le diverse Aree e la Cabina di regia. Ai futuri dirigenti viene chiesto, tra l’altro, di “definire, in accordo con le competenti aree, i piani e i programmi di investimento finalizzati all’impiego delle risorse destinate agli interventi di edilizia e di tecnologia sanitaria” e di fare “pubbliche relazioni” sia all’esterno che all’interno, come “curare i rapporti con i Ministeri della salute e dell’economia per gli adempimenti connessi allo svolgimento delle materie di competenza” o “curare i rapporti istituzionali tra la Regione e gli enti del servizio sanitario regionale per le materie di competenza”. Forse, però, tale sforzo è stato fatto anche perché vi era qualche problema nell’applicazione di leggi e contratti, visto che agli aspiranti dirigenti viene chiesto anche di “curare l’applicazione dei contratti nazionali di lavoro del personale del servizio sanitario”, di “curare l’educazione continua in medicina degli operatori sulla base delle disposizioni nazionali” e di “curare l’attuazione della legislazione concernente l’assetto istituzionale del servizio sanitario”, oltre che di “svolgere funzione di assistenza giuridica alle aree della Direzione”.

I criteri
Ma come verranno scelti i nuovi capi? Per quanto riguarda la selezione di nuovi direttori delle Aziende sanitarie, specificando che le domande erano tutte informatizzate, un mese fa Zingaretti ha assicurato di puntare su “trasparenza e merito”, aggiungendo che “sono questi i pilastri su cui vogliamo che si basi la nostra azione di governo, in particolare nella sanità”. La valutazione per i sei dirigenti “non è vincolata da procedure di comparazione formale fra i soggetti candidati, fermo restando l’obbligo di motivazione della scelta che sarà effettuata dal direttore del Dipartimento competente con propri provvedimenti”.