La scuola deve andare avanti in presenza. E’ scontro tra la Azzolina e Fontana sulla didattica a distanza. Si schierano con la ministra anche i sindaci lombardi

dalla Redazione
Politica

“In una fase così complessa per la Nazione, desidero invitarla a lavorare insieme a tutte le istituzioni coinvolte, per trovare soluzioni differenti da quella adottata, nel rispetto del diritto alla salute dei cittadini e del diritto allo studio dei nostri studenti e delle nostre studentesse”. Si conclude così la lettera inviata dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana che, nell’ordinanza regionale emanata ieri, prevede la didattica a distanza per tutti gli studenti delle scuole superiori lombarde a partire da lunedì prossimo.

“Le attività scolastiche continueranno in presenza. Non possiamo permetterci – ha detto questa mattina il premier Giuseppe Conte alla Camera – che uno dei principali assi portanti del Paese, dove sono riposte le migliori garanzie di un futuro migliore, possa subire ulteriori compromissioni, ulteriori sacrifici. Lo dobbiamo all’impegno sin qui risposto dai nostri dirigenti scolastici, dai nostri docenti e dal personale Ata, che – pur in condizioni difficili – hanno garantito, nel periodo anche più duro, la continuità didattica, sperimentando nuove e talvolta inesplorate attività di insegnamento”.

E si schierano con la ministra anche i sindaci lombardi che in una nota dichiarano un fermo no alla didattica a distanza ‘totale’ per le scuole superiori della Lombardia e chiedono alla Regione di cambiare l’ordinanza. I sindaci, tra i quali quelli di Milano, Bergamo, Brescia, Mantova e Cremona, lamentano che la misura adottata da Fontana non è stata concordata con i comuni e dunque va ridiscussa.

Per la ministra Azzolina “una tale scelta appare come una imposizione che non tiene conto delle specificità dei contesti territoriali e degli enormi sforzi compiuti da tutta la comunità scolastica”. Da qui la richiesta al governatore lombardo a “trovare soluzioni differenti da quella adottata”. Apertura da parte della Regione che proprio in queste ore sta ridiscutendo la misura con i sindaci video collegati con Palazzo Lombardia.
Affronta l’argomento questa mattina il sindaco meneghino Giuseppe Sala che in video su Facebook definisce la didattica a distanza esclusiva come “una sconfitta”, e spiega: “E’ vero che ci eravamo incontrati con il presidente Fontana, ma di questo punto non si era discusso e siamo contrari”.

Sala ha aggiunto che non si tratta di “una questione politica, perché siamo sindaci di centrodestra e di centrosinistra” e precisa: “Siamo favorevoli all’alternanza tra presenza e didattica a distanza”, aggiungendo poi, senza giri di parole, che “l’obiettivo è cancellare questa misura”. Per il primo cittadino di Bergamo, Giorgio Gori, “c’è stato probabilmente un malinteso” tra i sindaci e la Regione Lombardia, per cui oggi, riferiva via Facebook in mattinata, “torneremo a parlarne”, chiedendo la didattica “mista”. Sullo stesso social, il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, rileva che “il testo originario (dell’ordinanza, ndr) faceva convivere la didattica a distanza con quella in presenza” e che quindi “la sospensione della didattica in presenza per i ragazzi delle superiori non è stata concordata con i sindaci delle città capoluogo”.

Per il collega di Mantova, Mattia Palazzi, “le lezioni vanno garantite in classe il più possibile”. “E’ sbagliato – tuona Palazzi, sempre via Facebook – imporre la didattica a distanza per le scuole superiori, a maggior ragione oggi che il Governo ha stanziato 360 milioni di euro in più per il trasporto scolastico”. Critiche all’obbligo della Dad ‘totale’ per le scuole secondarie di secondo grado erano giunte già nella serata di ieri dal sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti,  che su Facebook scriveva: “Su questa misura, su cui non c’è stato un confronto con i territori e su cui abbiamo forti perplessità, abbiamo chiesto insieme ad Anci Lombardia un incontro urgente alla Regione”.