La scuola non è poi così buona. Inizia l’autunno caldo degli studenti: in 100mila sfilano per le strade di tutta Italia

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Per dirla alla Fabrizio De Andrè, nella sua “Domeniche delle Salme”, ieri il cuore d’Italia si è gonfiato in coro di vibrante protesta. In questa canzone “Faber” volevamo esprimere il suo disappunto nei confronti della democrazia che stava diventando sempre meno democrazia. Un po’ l’idea che ha guidato le manifestazioni nelle quali hanno partecipato studenti e professori, che sono tornati in piazza ad incrociare le braccia contro la “Buona Scuola” del governo di Matteo Renzi.

LA PROTESTA – Ieri, infatti, in 100mila hanno preso di mira le principali piazze italiane per rivendicare i propri diritti. Tra le motivazioni della protesta, lanciate dallo slogan “sul nostro futuro decidiamo noi” c’erano il “No” al referendum costituzionale, gli investimenti nell’Istruzione, nella Sanità e nel Welfare. Gli studenti hanno manifestato, inoltre, contro la precarietà, sostenendo che “la Buona scuola si lega al jobs act per connettere formazione privatizzata e lavoro precario, concretizzando politiche d’austerità nel paese” e proclamano che “l’autunno 2016 deve rappresentare un processo tramite il quale ci si attiva, cogliendo l’occasione per aprire il dibattito su una linea trasversale e più ampia che rechi con sé l’unione indissolubile tra istruzione, democrazia e costituzione”. La prostesta ha coinvolto oltre cinquanta città: Milano, Napoli, Bologna Torino e ovviamente Roma. A Torino circa cinquecento studenti hanno risposto alla visita di due giorni fa del premier Renzi, imbrattando anche la saracinesca di una sede del Pd. Nella Capitale, invece, un migliaio di persone ha marciato verso il Miur. Presenti varie sigle sindacali, esponenti del movimento per la casa, i No tav, il movimento per la tutele dei migranti. Durante le proteste, due minorenni sono stati fermati e altri quattro ragazzi sono stati identificati. Spostandoci verso sud, a Napoli, il sindaco Luigi De Magistris ha incontrato i manifestanti, che gli hanno consegnato il documento con le proposte dell’assemblea studentesca “per garantire maggiori diritti e un reale accesso ai saperi ai soggetti in formazione”. Particolare, invece, la protesta a Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro: un corteo con oltre cinquanta motorini ha percorso le vie del centro. “Una generazione all’assalto del futuro” è stato lo slogan che ha accompagnato la manifestazione, terminata con un sit-in all’area mercatale. A Palermo il corteo più numeroso, con circa 5mila studenti scesi in piazza con una tattica studiata ad arte per tagliare strade in modo da “assediare” il centro.

LA RISPOSTA – Immediata la risposta del Governo: “Di questi tempi, tutti gli anni, c’è una comprensibile e tradizionale voce degli studenti. Non mi pare che ci siano obiettivi precisi, mi sembra che sia una richiesta di attenzione” ha commentato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, “questo governo si è occupato della scuola fin da subito: il dialogo con gli studenti è sempre aperto”.